ecco che cosa è successo nel frattempo

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Internet è diventata sia lo scrigno del sapere universale orizzontale, cioè di tutte le civiltà contemporanee, che verticale, cioè di tutte quelle passate e future. Internet ha preso il posto di tutti i mezzi di comunicazione di massa, freddi tiepidi e caldi, punto-punto e punto-multipunto. La tv è su Internet, il telefono è su Internet, la posta è su Internet. Su Internet si può partecipare a concerti e altri eventi in diretta, leggere libri, visitare ogni angolo del mondo, ordinare la spesa, fare le versioni di latino, imparare l’inglese. L’Internet ci assiste mentre cuciniamo, ci conserva i soldi che – completamente dematerializzati – sono chissà dove, mette a disposizione tutorial per qualsiasi cosa dobbiamo fare e non sappiamo fare. Internet ha sostituito completamente il sesso con un’offerta di contenuti pornografici gratuiti per tutti i gusti che non ha eguali nella storia del genere umano. Internet oggi è anche la politica, la democrazia stessa si fa sul web, si partecipa attivamente ma possiamo anche starcene per i fatti nostri a guardare che succede, senza impegno e comodamente seduti sul divano di casa. In Internet si accendono le rivolte, si può contestare, ci si minaccia, volano sempre parole grosse, insulti, querele, denunce, scuse, e poi ancora insulti quando siamo sicuri di prendercela con chi non sa difendersi. Internet è l’archivio delle nostre cose, è il box dove teniamo la macchina, è il microonde per scongelare il ragù, è la lavapiatti con il programma eco per non consumare troppo e non farci sentire in colpa. E poi avete mai fatto il bagno in Internet? Siete mai arrivati sulla sua vetta per osservare il panorama circostante e respirare un po’ d’aria buona? L’avete mai modellata a mani nude per creare un vaso, un piatto o addirittura un’opera d’arte? Internet fa sparire la cervicale per non parlare degli acciacchi quando fate poco sport e il vostro fisico esige un tono più adatto alla vostra età. Grazie a Internet c’è qualcuno che accudisce i gatti quando andiamo in vacanza, le persone depresse superano i momenti più difficili, il letto alla mattina è sempre rifatto e se c’è una perdita nel sistema idraulico di casa aggiusta pure i tubi senza dover mettere mano alle opere murarie. C’è chi ha tirato su pareti in cartongesso con Internet e chi si è rifatto le labbra per tornare a essere sexy come un tempo. Le più titolate società calcistiche schierano Internet titolare per battere ogni record di campionati vinti e sono sempre di più i bambini che aspettano Internet la notte di Natale con i biscotti e una tazza di latte per dare a Internet il ristoro che merita. E ci sono miliardi di persone che chiedono perdono delle proprie cattive azioni a Internet perché sanno che, una volta passate a miglior vita, si troveranno a rendere conto di quello che hanno fatto su Internet proprio a Internet in persona, o spirito, o quel che è la sostanza di cui è composta Internet che è forse l’unica informazione che, su Internet, ancora non si trova.

alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 22.01.2019

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Leonardo, “Metti sull’Uno c’è un maestro che urla”
Quasi un italiano su dieci ha assistito alle sfuriate del maestro Boni senza cambiare canale. Anzi dev’essersi in qualche modo affezionato, e non so se questa è una buona notizia per il mondo della scuola. In gran parte si tratta degli stessi italiani che non esiterebbero a denunciare un maestro del genere se invece che in tv sbraitasse in quel modo davanti ai propri figli, in un’aula scolastica – andiamo, persino io lo avrei mandato a quel paese a un certo punto: e faccio il suo mestiere. Che ci è successo?

Il Post, “La storia della moneta francese in Africa che favorirebbe l’immigrazione, spiegata”
Secondo Di Maio e Di Battista l’arrivo dei migranti in Italia è colpa del “franco CFA”: i numeri dicono però una cosa diversa.

Giulia Blasi, “Uomini, diteci: di cosa avete paura?”
Delle reazioni positive non c’è molto da dire che non abbiamo già detto: è arrivato il tempo per una presa di coscienza maschile che vada molto al di là di un generico appoggio formale alla parità di diritti. Non ci resta che discutere delle reazioni opposte, ovvero quelle degli uomini che hanno reagito con rabbia e stizza a un contenuto pubblicitario che mette in discussione un assunto fondamentale dei maschilisti di tutto il mondo: vale a dire che loro stanno bene così, sono le donne che devono cambiare.

La Linea d’Hombre, “Un bambino da insegnargli ad andare in bici”
Sì, riuscivo a immaginare una vita di nostri incontri, di baci, di mani intrecciate. Una vita di fare la spesa, di sole rubato al mare, di corse sull’argine di un fiume, una vita con un bambino da insegnargli ad andare in bici.

Notiziole di .Mau., “Riscatto degli anni di laurea: a chi conviene?”
Hai da tre a cinque anni in più di anni di lavoro, e quindi in certi casi puoi andare prima in pensione, ma la tua pensione sarà più bassa perché hai pagato meno contributi, come dice la legge Dini e ribadisce la legge Fornero. Succede insomma la stessa cosa che con quota 100: l’impianto di base della legge Fornero rimane intatto, e si apre solo alla possibilità di anticipare la pensione senza però che i soldi che ti verranno statisticamente dati fino alla morte aumentino. Risultato: prendi meno soldi.

Rivista Studio, “Conoscere Yalitza Aparicio”
Una rassegna di articoli, interviste e video sull’attrice di Roma, uno dei personaggi più interessanti del momento.

l’unico suono di chitarra non riproducibile con la bocca

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When the song shifts from the verse to the chorus, Jonny Greenwood plays three blasts of guitar noise (“dead notes” played by releasing fret-hand pressure and picking the strings). Greenwood said he did this because he did not like how quiet the song was; he explained: “So I hit the guitar hard—really hard”.[3] O’Brien said: “That’s the sound of Jonny trying to fuck the song up. He really didn’t like it the first time we played it, so he tried spoiling it. And it made the song.”

Questo è quello che si dice su Wikipedia degli strappi di chitarra elettrica che anticipano il ritornello di “Creep” dei Rdiohead che, per quello che mi riguarda, dovrebbero essere dichiarati patrimonio dell’umanità. Ho sentito la cover nella colonna sonora de “La compagnia del cigno” e per ristabilire l’equilibrio dell’universo ho pensato di riproporla qui. Da italiano, chiedo scusa al resto del mondo per quello che abbiamo fatto.

terrorismo, post-rock e musica libera da diritti

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La colonna sonora del video allucinante commissionato da Bonafede a qualche smanettone di Final Cut per far commuovere d’orgoglio gli italiani per la cattura di Battisti si chiama “Silent Partner”, è stata composta da Ether ed è uno di quei pezzi liberi da copyright che può usare chiunque in una sua produzione. Questo per dire che se catturate Delfo Zorzi o un altro terrorista neofascista e volete cimentarvi in un analogo tentativo per sembrare più diligenti qui trovate il link per scaricarlo. Ed è un peccato perché, pur dozzinale, la canzone non è davvero niente male.

cose da uomini

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Ci sono cose da uomini che noi uomini facciamo e, quando le facciamo e a quanto sembra le facciamo tutti, le donne ne parlano e dicono che sono cose da uomini. Se ci procuriamo una leggera ustione alla base del pollice per un contatto fortuito con la piastra rovente del ferro da stiro e dopo non disinfettiamo la piaga, non ci mettiamo un po’ di pomata per le bruciature e lasciamo quella ripugnante vescica che si forma all’aria senza una fasciatura con il rischio che, urtando la mano contro qualcosa, la ripugnante vescica scoppi con quel che ne consegue (chiedo scusa per la visione trash a cui questo passaggio può indurre), le donne ci redarguiscono dicendo che siamo proprio uomini e non lesinano di aiutarci nell’evitare il peggio ripercorrendo i passaggi descritti sopra, procedura che qualunque persona dotata di senno dovrebbe seguire. Senza contare che alcune, tra di loro, si meravigliano che un uomo stiri ma dipende molto dall’ambiente in cui sono cresciute.

Stesso discorso se un uomo persegue i suoi interessi con una metodicità che tracima ampiamente nell’ossessione compulsiva. Pratica uno sport regolarmente e, piuttosto che saltare gli appuntamenti bisettimanali per i quali ha già versato la quota annuale o anche l’allenamento di corsa a cui si dedica il sabato e la domenica mattina, è disposto a fare qualunque cosa. Oppure con l’età lascia fuori controllo la sua bramosia di estendere all’infinito una collezione di qualcosa (i dischi in vinile sono la prima cosa che mi viene in mente ma di esempi ce ne sono tanti) sacrificando parte degli averi familiari comuni con la scusa che tanto non si compra mai niente e non ha altri vizi. Anche queste, se cercate testimonianze in giro, sono cose da uomini.

Oggi ho assistito a una conversazione in cui tre donne diverse si confrontavano sul fatto che i rispettivi mariti fossero i delegati allo spesone settimanale al supermercato, anche se telecomandati da casa con lo smartphone. Pensate che comodità, molto meglio di quei servizi che ti portano i sacchetti pieni di prodotti fino in casa. Il sabato mattina dopo la corsa e gli hobby viene l’appuntamento con lo spesone settimanale, a prova del fatto che anche lo spesone settimanale è una cosa da uomini perché concentra in un’unica attività ben due delle nostre migliori attitudini come la capacità – in quanto braccia – di eseguire pedissequamente gli ordini che ci impartiscono le donne – che ricoprono il ruolo di menti – e l’abilità in cui l’uomo eccelle di sistemare la spesa prima nel carrello, poi sul nastro trasportatore, quindi nei sacchetti, poi nel portabagagli e, infine, distribuita dove deve stare in casa.

Ma se ci pensate bene, di cose da uomini ce ne sono tantissime. Io per esempio vedo sempre le difficoltà, mentre mia moglie è molto più possibilista in tutto, e anche questo è un approccio maschile. A me viene da dire di no alle novità, di pensare gli ostacoli in prospettiva perché ho la pessima abitudine di pensare che poi toccherà a me, comunque, risolvere il problema. Che poi non è vero, lo so, ma credo sia una forma mentis fatta così, una cosa da uomini, tutto qui.

alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 17.01.19

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npr, “Finding God, Love And The Meaning Of Life In Messiaen’s ‘Turangalîla-Symphonie'”
For any music I conduct, it’s essential that I discover a real sense of who the composer is. Olivier Messiaen, it’s safe to say, was a unique guy from the start.

Il Post, “Il video surreale (come minimo) del ministro Bonafede su Battisti”

Portale Bambini, “Combattiamo l’analfabetismo funzionale a casa e a scuola”
Sulle pagine de “Il Corriere della Sera” leggiamo che: “Nel corso del 2016, secondo gli ultimi dati Aie, il 60 per cento degli italiani (laureati compresi) non ha aperto un libro di qualsiasi tipo“. Di questo dato la scuola non è certo responsabile, al contrario. Se non si leggesse in classe, la percentuale sarebbe drasticamente più alta. Il problema è a casa: leggiamo abbastanza? Stimoliamo i nostri bambini a leggere?

not, “Lo sguardo asperger”
Ha invece autismo ad alto funzionamento Shaun Murphy, il medico interpretato da Freddie Highmore protagonista di The Good Doctor – il cui showrunner, David Shore, è lo stesso di Dr House. Commentando la serie, Sarah Bradley, giornalista con un figlio autistico, ha fatto notare come la televisione sembri ormai ossessionata da una rappresentazione quanto meno dubbia dell’autismo (Shaun Murphy ha la sindrome del savant, che però riguarda una minima percentuale delle persone nello spettro autistico).

Alessandra Daniele, “Il Cazzaro della Marmotta”
Chi sarà il prossimo? Uno dei pappagalletti che Casalino e Casaleggio spediscono in giro per i talk show? Ridono. Caratteristica comune dei grilloverdi è il ghigno perenne. Non si sa bene quanto sia un ordine di scuderia – ostentare ottimismo – e quanto siano proprio così di natura, ebeti, strafottenti.

Krisma Music, “Quelli belli siamo noi”
Moreover, Maurizio is seduced by a bad girl (Loredana Bertè) he meets at the Titan Club (where he occasionally sings with success).
But true love prevails and, after many troubles and misunderstandings, and with the help of a wit cousin from Sicily (the comedian Isabella Biagini), the couple manages to unite for life!

Annamaria Testa, “Effetto Dunning Kruger: incompetenti e inconsapevoli di esserlo”
All’incompetenza spesso si accompagna la supponenza, e gli incompetenti nutrono un’incondizionata fiducia nelle proprie capacità. Non hanno percezione dei propri limiti e ignorano i propri errori. Infine, fanno fatica a riconoscere la competenza altrui, e possono arrivare a disprezzarla.

L’Espresso, “#TenYearChallenge: nel 2009 Matteo Salvini intonava il coro contro i napoletani”

minima&moralia, “Ovidio a Roma: il trionfo del poeta sul Tempo”
Perché Ovidio, come ricorda Gardini, “è stato un poeta del Tempo: poeta fisico, poeta del corpo, poeta delle forme. Sempre in movimento”. La sua più grande colpa agli occhi occhi di Augusto, e il suo più grande pregio nei confronti della Storia, è stata quella di essere un intellettuale troppo orientale, nella concezione stessa della vita. Proprio ne Le Metamorfosi si legge: “Tutto muta, nulla muore. Lo spirito è errabondo…. e dagli animali passa al corpo umano e il nostro negli animali. E non si consuma nel tempo e come la duttile cera si plasma in nuove figure”: sono parole che esprimono una potente e sentita visione, potremmo dire, inconsapevolmente yogica.

Il Tascabile, “Jesus’ son di Denis Johnson”
Jesus’ son è come ricevere una coltellata nell’occhio e continuare a vederci. Che è, poi, quello che più o meno accade a un uomo nel racconto “Emergenza”: “è stata mia moglie, – ha detto il tizio. La lama era conficcato fino all’impugnatura nell’angolo esterno dell’occhio sinistro. Era un coltello di quelli da caccia”. Ad assisterlo, in ospedale, ci sono Testadicazzo e Georgie, che passano il tempo rubando pillole dagli armadietti e pulendo il sangue nelle sale operatorie, oltre a un’infermiera e un medico che farnetica di voler chiamare “un gran mago degli occhi”, “il migliore”, “un artista dell’etere”, anche se siamo in un ospedale qualsiasi e ciò non accadrà mai.

per un rapporto maturo tra cittadini e istituzioni

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Non capisco perché, in caso di infrazione involontaria del codice della strada, non possa essere sufficiente chiedere scusa al comando della Polizia Locale, o al primo vigile che incontri per strada, oppure anche all’addetto degli uffici comunali alla riscossione dei tributi. Magari anche con un sistema online: entri con username/password o anche con lo SPID e ti trovi davanti a un modulo in cui ti viene richiesto per che cosa chiedi scusa e puoi dichiarare una cosa tipo

chiedo scusa perché ho superato il limite di velocità sulla Enrico Fermi ma solo perché rientravo da una serata particolarmente superlativa e, senza pensarci da tanto ero gasato, ho dato troppo gas alla macchina fino a quando ho notato due vistosi flash luminosi dietro di me e, solo allora, mi sono ricordato del limite dei 70 ma il mio contachilometri segnava i 90

Ecco, secondo me la democrazia diretta dovrebbe migliorare queste cose per ricucire il rapporto tra la gente e la pubblica amministrazione.

uno due tre casino

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C’è un format tv (americano, inutile che ve lo dica) in cui dei tizi partecipano a un’asta per aggiudicarsi il contenuto di un box senza sapere che cosa ci sia dentro. Il gioco consiste proprio nello scommettere quale sarà il delta tra l’offerta che supera le altre e che cosa si vedrà una volta aperto il portellone, quindi se c’è stato un guadagno o una perdita per il vincitore e di quanto. Se anche voi avete un box converrete con me che la questione è delicata. I box sono spazi in cui, spesso, c’è una vita messa in storage, per dirla come la direbbero quelli che partecipano al programma di cui parlavo sopra. Tante cose che si accumulano con il passare degli anni. Maggiore è il numero degli anni, direttamente proporzionale sarà il rischio di fare confusione nell’associarle con dei ricordi. E la nostra testa funziona un po’ così. Ma se non c’è il rischio di superare il limite di capacità nel mettere in memoria esperienze e sensazioni, verso la senilità ricondurre un determinato contenuto della memoria al momento in cui siamo stati chiamati a trasferirlo lì – quindi a cosa ne ha causato la nobilitazione a particolare degno di essere memorizzato – risulta più complesso. Ce ne sono tanti, troppi, e se esistesse un programma tv in cui la nostra vita ricordata fosse messa all’asta il fortunato o sfortunato concorrente, aprendo la scatola, si troverebbe di fronte a un caso di quei disturbi dell’accumulo che, a loro volta, sono spettacolarizzati in un’altra trasmissione televisiva (anch’essa americana, inutile che ve lo dica, d’altronde il trash l’hanno inventato loro). A volte ci proviamo a fare un po’ di ordine, vero? Succede talvolta nel dormiveglia. Notiamo un particolare che affiora, riusciamo a isolarlo per verificare di cosa si tratta, come per magia esce fuori la storia completa che però, nella meraviglia del momento, ci proietta più verso la parte del sonno, se siete più giovani di me è meglio che vi prepariate perché anche per voi funzionerà così. Quasi sempre la storia è di tanto tempo prima e, scivolando nell’oblio, si palesa nella sua completezza, con un inizio e una fine e, un po’ come avviene nei sogni, ci trasferisce di sana pianta in una dimensione parallela. Ma c’è sempre qualcosa, un fremito, un rumore, uno scossone che ci riporta vivi e vegeti nel presente. E la distanza che ci è possibile misurare con ciò che abbiamo appena provato risulta ancora più incolmabile.

sei quello che fai

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Chissà che cosa si prova a fare un mestiere per il quale ci si è specializzati con un corso di studi ad hoc, costituisce l’aspirazione di una vita, si tramanda di padre in figlio. Oppure un mestiere in cui si è davvero bravi perché coincide con la propria passione, o anche perché si è davvero portati a fare una determinata cosa, viene naturale, non si ha nessuna difficoltà a farlo o anche solo non ci si deve ingegnare se non addirittura improvvisare ogni giorno. Un mestiere che non necessita di aggiornamenti, per il quale non si deve rincorrere costantemente l’evoluzione della tecnologia o in cui si è al riparo dai capricci dei propri responsabili, dalle invidie dei colleghi, dalla scaltrezza di chi vuole farti scarpe. Un mestiere che non ha bisogno del marketing, della comunicazione, della gestione delle risorse umane. Un mestiere in cui non ci sono deadline, report e assestment. Un mestiere in cui quando vali non devi dimostrarlo e quando non vali non ti viene la smania di fare parte dell’élite per posa. Un mestiere che puoi cambiarlo se sei stufo, riprenderlo dopo un po’, impararne altri quando ne hai voglia. Un mestiere così. Chiedo per un amico.