natura morta con custodia di sitar

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Ci sono diversi modi per trovare sé stessi. Jeff Altman, giornalista freelance dedito alla stesura di recensioni di arte su richiesta, ne sperimenta un paio ma ha, dalla sua parte, la migliore condizione per farlo: è piuttosto affermato, o perlomeno è nell’ambiente, poco più che quarantenne, single e può girare il mondo a colpi di rimborsi spese. E il suo equilibrio nella Londra che conta non è poi così stabile, se le prime due occasioni di vita extra-routine lo portano lontano, alla ricerca di una identità altrove. In una trasferta a Venezia conosce la passione, improvvisa, tra flute di Bellini e righe di polvere magica. Laura, gallerista di Los Angeles, trasforma una banale visita alla biennale in una esperienza olistica oltre il turismo di massa, in cui Giorgione, arte contemporanea e oggettistica in vetro di Murano fanno da corollario a una sconvolgente storia di amore a prima vista. Ma la finestra sul Ponte dell’Accademia si chiude, la Biennale pure e i freelance devono portare a casa il risultato. Laura confida di voler trasferirsi a Varanasi, ma l’India è troppo affollata per reincontrarsi. Tanto è vero che non succede. Jeff parte per un’altra missione sulle rive del Gange, proprio nell’ex Benares. Qui lo scenario è opposto: la città non è la bellezza muta che si fa soggiogare dal turista conquistatore. Qui tutto è prevaricazione: suoni, odori, colori, parole e mantra, feci e acqua sporca, santoni e questuanti. Jeff, inspiegabilmente in balia di tutto, lentamente si fonde con l’ambiente, malattie comprese, fino ad essere fagocitato irrimediabilmente. Una doppia guida turistico-narrativa per chi ama gli opposti.

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