il linguaggio della strada

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Mi chiedo e vi chiedo se non ci sia mezzo più tamarro, mucciniano (sia nel senso del regista che dell’attore) e moccioso (sia nel senso dell’autore di best-seller per eterni adolescenti che di eterno adolescente) che dichiarare o confermare il proprio sentimento scrivendolo con lo spray sull’asfalto o sul muro di fronte all’abitazione del destinatario/a. L’escalation è preoccupante: il personal marketing e l’adv a mano libera, nati per fare breccia sulle pagine dei diari scolastici, si sono con il tempo dilatati indelebilmente sugli zainetti Invicta, diventando successivamente di dominio pubblico a colpi di costosissimi pennarelli ad argentee o dorate melange con cuori e acrostici vari sui muri della scuola. E oggi, in piena linea con il protagonismo da always on line e pollici verticali a forma di italia uno, i mini-autori di sms in luogo pubblico sono l’esacerbazione della volontà di dirlo a tutti costi. Scripta manent. Così lo sapranno pure i genitori e, molto più preoccupantemente, i vicini di casa. I passanti. Cani e porci. E io.

D’altronde ogni atto deve manifestarsi in modo eclatante, no? Così è nato e si è diffuso questo stranamore da quartierino, perché ormai se l’atto non è pubblico non è mai esistito, ma se si utilizza un mezzo pubblico, e la strada o il muro sono sufficientemente luoghi pubblici, anche la comunicazione deve interessare la collettività. Quindi se volete sfogare le vostre smancerie con annessi e connessi, abbiate l’accortezza di portare i vostri messaggi brufolosi almeno a tre metri sopra il cielo.

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