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Pubblicato il Pubblicato in alti e bassi di fedeltà sonora, gruppi in cui vorrei suonare, pezzi che avrei voluto comporre io

Il bello della giornata finisce alle 8.25, quando il suono della campanella interrompe l’idillio e mia figlia deve correre dentro, in classe, dopo un veloce ma tenero bacio sulla guancia. La variante (ma mica tanto), stamattina, è l’umore. Guardo su: grigio, mi guardo dentro: grigio. Un tone sur tone tale da meritarsi una colonna sonora sufficientemente all’altezza, che rintraccio con due veloci clic sul mio lettore mp3: Ok computer, Radiohead. Un disco superato solo nel titolo. E poi finiamola con questa storia della musica superata. Nulla è superabile se è sedimentato dentro di te. Magari tra un mese, tra un anno, tra 14 anni ti ritorna su quello stesso corpo solido che ti è rimasto lì fermo in gola la prima volta in cui lo hai ascoltato. E anche se non c’è nulla di più anni novanta di Ok computer, non c’è niente di meglio per crogiolarsi nello spleen. Una tracklist, ma lo saprete meglio di me, che parte già al top per culminare su livelli incommensurabili. No surprises, uno di quei pezzi che se sei in macchina, sei arrivato a destinazione ed è appena iniziato, chiudi le portiere e ti fermi ad ascoltarlo comunque tutto. Lucky, che ovunque ti trovi, e hai gli auricolari, ti viene da gridare in faccia al primo che passa “pull me out of the aircrash, pull me out of the wreck, cause I’m your superhero, we are standing on the edge”. E i titoli di coda, The tourist, che ti fanno venire voglia di rivedere tutto il film, da capo. L’emozione sarà la stessa. Buona giornata.

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