vacanze alla pari

Pubblicato il Pubblicato in a Milano, quattro stagioni (rossa), tv dei ragazzi

R. ed io ci diamo appuntamento per il giorno dopo, alle 11, in studio di postproduzione. R. è il cliente e la sua presenza, in fase di montaggio delle riprese e assemblaggio contenuti vari, non è indispensabile, ma mi piace coinvolgerlo perché è una delle persone più intelligenti che conosca e, visto che mi è sembrato entusiasta all’idea di partecipare alla produzione, è una buona occasione per fare un po’ di pi-erre. Ma, al telefono, aggiunge che porterà con sé all’appuntamento la sua assistente. R. è un manager, ma non mi risulta che abbia una assistente, il che mi incuriosisce. Può essere un segno che la sua azienda sta andando bene e che, grazie alla ripresa, il suo ottimo lavoro è stato ricompensato con un aiuto in grado di occuparsi delle attività di routine? Vedremo. Io poi mi bevo tutto, sono il perfetto target per scherzi e canzonature, perché penso che la gente parli sempre sul serio, sia onesta, dica la verità. Infatti, il mattino seguente, R. si presenta in studio con sua figlia per mano, una bimba di 8 anni. Già, è luglio, le scuole sono chiuse, e si presenta l’annoso problema comune del periodo estivo che precede le ferie, quelle ufficiali di tutta la famiglia.

E, se vi fermate a pensarci su, c’è davvero qualcosa che non va. Mia figlia ha finito la scuola venerdì 11 giugno e la riprenderà lunedì 12 settembre: i sacrosanti 3 mesi di vacanza, uno dei principali motivi per cui l’infanzia è un momento irripetibile, e ogni volta che mia figlia anela sospirando al suo futuro, o invidia mamma e papà per il fatto che non devono subire angherie dalle maestre mica tanto uniche, la liquido con un “goditela finché sei in tempo”, commento piuttosto grossolano ma efficace. Mamma e papà non possono fare più di 3 settimane di ferie, per via dell’agenzia in cui lavora papà, sostanzialmente, periodo che è bene passare tutti e 3 insieme, visto che per la maggior parte dell’anno ci si vede sì e no 4 ore al giorno svegli. E, più o meno, questa è la media. Restano ben 2 mesi e una settimana in cui occorre trovare un parchegg… ehm, una o più attività per far trascorrere il resto delle vacanze. E un sistema così scombinato è paradossale, ammetto sia ovvio ribadirlo, ma così è.

Molti uffici, anche quelli qui intorno, si riempiono di bambini che accompagnano i genitori al lavoro. Li vedi per mano, con un mini-zainetto Decathlon sulle spalle che contiene, sono pronto a scommetterci, i pennarelli, il pupazzo preferito, i più tecnologici il DS, qualche libro e tutto il necessaire per trascorrere una giornata, direi noiosa, seduti alla scrivania a fianco di mamma o papà, con i colleghi – non tutti – che si alternano a intrattenerli un po’ e rendere la permanenza più sopportabile. L’unica volta in cui ho dovuto far provare tale esperienza a mia figlia, lo stesso giorno sono iniziati alcuni lavori con 2 operai dotati di trapano e lei, era piccolina, si è spaventata. Ciò mi ha fornito un’ottima scusa per rientrare a casa nel giro di due ore. Esperienza finita. Valutazione: negativa.

Ma non esistono solo impiegati. C’è una ragazza addetta alle pulizie, nel palazzo, a furia di incontrarla almeno 3 volte alla settimana abbiamo preso – per mia iniziativa – a salutarci e, da qualche mese, a scambiare qualche parola, il tempo e il più e il meno, niente di che. Ho scritto ragazza perché mi sembrava molto giovane, tuttavia ho scoperto da poco essere già mamma di una bimba di 10 anni. E l’ho scoperto perché, ogni tanto, forse pure lei non ha i nonni sempre disponibili, è costretta a portare la figlia sul posto di lavoro. E così S., la bimba, sta lì in piedi con le braccia conserte ma con il sorriso pronto ad esplodere al mio saluto a osservare la madre che, con grande dignità, come è giusto che sia, lava il cortile interno. Le prime volte, ammetto, mi sono trovato un po’ a disagio. Vorrei dirvi non so perché, ma so di saperlo. Allora, un giorno ho fatto mia la battuta di R., il mio cliente, e da allora quando le incrocio, madre e figlia – e so di essere ripetitivo ma con i bambini esserlo dà molta soddisfazione, perché tutte le volte ridono anche se hanno sentito la stessa battuta o hanno visto lo stesso film centinaia di volte – se l’occasione è propizia, dico “Hey, anche oggi vedo che hai portato la tua assistente”. S. sorride, e la mamma ricambia il saluto, fa un sorriso che dura di meno e riprende il suo lavoro.

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