chi ben inizia

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Dopo la morte di Amy Winehouse ho ricevuto molte telefonate di persone addolorate che mi chiedevano perché tanti cantanti muoiano così giovani di droga. E, ricordando Jim Morrison, Adam Goldstein, Sid Vicious, Jimi Hendrix fino a Elvis Presley, mi è venuto spontaneo fare un confronto.

Questo era l’editoriale di Francesco Alberoni sul Corriere di ieri. Immaginiamoci la scena. Alberoni nel suo studio, seduto alla scrivania, e tutti i suoi libri che gli fanno compagnia dall’alto di una libreria gremitissima. Anche i libri suoi nel senso di quelli che ha scritto lui e sui quali gli studenti universitari preparano gli esami. In una qualsiasi parte del mondo accade l’irreparabile sociologico, oppure un avvenimento che può avere ripercussioni sulla emotività della massa, un fatto inaudito e imprevedibile. Roba mai sentita. Per esempio, un uomo che uccide la moglie per spianare la strada alla sua relazione fedifraga, oppure un fanatico di qualunque pensiero religioso che fa una strage o si immola per varcare da eroe le colonne dell’aldilà, oppure una popstar dedita alla droga, o all’alcool, o agli psicofarmaci o a tutti questi insieme che, in un momento di debolezza o di down calca un po’ troppo la mano e muore.

Ecco, succede uno di questi anomali fatti di cronaca, così dannatamente anomali per il nostro tempo, e uno stuolo di fan del professor Alberoni, o di studenti, o di curiosi, o di mitomani, come prima e naturale reazione afferra il telefono, compone il suo numero privato e lo bersaglia di domande per approfondire la notizia del momento. “Professore, come mai così tanti giovani cantanti muoiono di droga?”.

Già, l’estate è di per sé un periodo di fiacca per l’attualità. Voglio dire, non accadono certo in periodi come questo fatti determinanti per l’economia mondiale, o per la stabilità del nostro paese. Quindi cosa c’è di meglio che avere in diretta telefonica il parere dell’esperto? Questo significa che posso chiamare Tremonti con la voce addolorata e chiedergli un parere sul debito americano? Detto ciò, sin dai tempi delle scuole elementari, per chi è alle prese con un tema, o con articolo, o con un post, la cosa più difficile è proprio l’incipit. Ma su, che diamine: uno sforzo, soprattutto se si viene pubblicati in prima pagina sul Corriere, bisogna pur farlo.

4 pensieri su “chi ben inizia

  1. ho sempre pensato che alberoni fosse una sorta di mago della parola. non si spiega altrimenti il fatto che abbia scritto così tanto senza aggiungere niente.

    ma è più forte di me: ogni volta lo leggo, sicuro che questa sarà la volta buona, ce la può fare a dare un contributo che vada al di là della semplice raccolta e ricomposizione di una serie di elementi ovvi e banali. niente da fare.

    ma questa volta ha superato sè stesso. non solo non aggiunge niente, ma riesce anche a descrivere un filo logico che non esiste, unendo in maniera magica preconcetti, luoghi comuni e banalità in modo così spiazzante da lasciare un dubbio profondo: “sono io che non ci arrivo?”

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