se non ce l’hai nel sacco

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In principio era solo una bambina. Poi si è aggiunto un pesce rosso nella sua boccia di vetro, ma si sa, non sono molto interattivi i pesci, e la bambina voleva un animale più incline ai rapporti con il genere umano. Gli animali aiutano a crescere, diceva sua moglie, sono educativi, affinano il senso di responsabilità. Sarà. Il papà ricordava ancora i gatti da appartamento con cui ha condiviso parte della sua crescita. Il primo, anzi secondo in ordine di arrivo, era praticamente inavvicinabile, raccolto chissà dove e caratterizzato da un approccio aggressivo avuto come imprinting nei confronti dei bipedi di sesso maschile, calzanti scarpe n. 44 di fattura abbondante e di colore scuro. Probabilmente aveva avuto un duro scontro con un anfibio, e la sorte ha voluto che proprio nell’appartamento in cui gli era stata offerta una seconda opportunità convivessero già entrambi gli allarmanti particolari, il maschio e la calzatura rinforzata n. 44 nera, quindi la sua vita di felino non era migliorata di molto. Pasti caldi (si fa per dire) e sicuri, ma sempre all’erta e unghie pronte. Il secondo, anzi primo in ordine di arrivo, era un esemplare extralarge, poco più che un soprammobile a causa della stazza raggiunta dopo anni di pietanze eccessive e di vita sedentaria, campato non si sa come fino a 17 anni, i peli del quale è facile ancora trovare in qualche anfratto nascosto di quel monumento alla “vita che fu” che è la casa-museo in cui il papà era nato. Per farvi capire, il soprannome di quel gatto era “Supersize Meow”. Morti entrambi i felini, il papà oramai adulto ha evitato di un soffio l’arrivo della terza gatta, la meno socievole mai vista nella storia degli animali casalinghi. Per sua fortuna viveva già altrove. Ma i ricordi delle nauseabonde lattine di cibo per gatti aperte la mattina presto, o della lettiera impregnata dei loro scarichi, confinata negli ambienti meno frequentati della casa, ma comunque da pulire e rimescolare ogni dì, erano ancora vivi nella sua memoria, e si era ripromesso che mai più avrebbe condiviso i suoi luoghi con esseri viventi dotati di più di 2 gambe e privi della funzionalità del pollice opponibile. Tenendo conto che le scimmie non possono essere adottate, la scelta si era ridotta di molto.

E invece, per farla breve, un bel giorno è bastato un attimo di debolezza, più che distrazione, ed è accaduto l’irrimediabile. Un gatto, sì papà prendiamo un gatto, sì caro un gatto riempirebbe di più la casa. Ma poi come si fa in vacanza? Ma sì, una soluzione si trova. Ma poi si sentirà solo tutto il giorno in casa mentre siamo al lavoro e lei a scuola. Allora prendiamone due, così si tengono compagnia. Sì papà prendiamone due, due fratellini, così possono giocare anche quando noi non ci siamo. No, non se ne parla, e i peli, e il veterinario, e il buco nella porta finestra per farli uscire, e la puzza, e insomma va bene, prendiamo due gatti. Ecco. Il caso poi ha voluto che il pesce rosso si suicidasse proprio la sera prima del loro arrivo, quindi non ha potuto nemmeno salutare i suoi nuovi due compagni di ventura. E ora voi non potete vedermi, ma oggi, primo giorno di ferie, sono ancora a letto, ho il pc portatile in grembo, e malgrado i 30 gradi ho due gatti, sorella e fratello, pigramente appisolati lungo le mie gambe. E, appiccicata al mio fianco, c’è anche la  bambina che li ha pretesi, che si gode il sonno del mattino. Non vi dico la sensazione del contatto tra corpi caldi in agosto, ma, tutto sommato, sorridendo, mi sento di dire che va bene così.

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