e-profundis

Pubblicato il Pubblicato in duepuntozero, tecnologia e altri incidenti, quattro stagioni (rossa)

La massa di persone che riemerge dal passato, parenti e amici e ex e compagni di classe ciascuno sul proprio scranno a formare un parlamento, si può pensare a una disposizione che rifletta l’orientamento politico da destra verso sinistra. In taluni casi può esser sbilanciato, magari conosci solo persone da Rutelli in poi, per dire, ma la vado dura perché c’è l’insieme di quelli che non vedi e non senti dalle medie, chissà cosa hanno votato (e se hanno votato) in tutti questi anni, quindi ecco lascerei perdere l’assegnazione dei posti secondo questo criterio che complica le cose. E ti verrebbe voglia di dire qualcosa a uno a uno, specie se hai la memoria lunga lunga da elefante, magari non ricordi se hai già messo le infradito in valigia ma hai un file di excel con la traccia di tutti i torti subiti, per esempio. Hey tu, laggiù, con quel dolcevita blu scuro e la forfora sulle spalle, tu una volta mi hai fracassato la squadra – quella per il disegno tecnico, eh – sulla testa. Invece tu, lì, che mi dici della collezione di mix dei Depeche che ti sei tenuta quando mi hai lasciato? E quell’altro due posti più in là, nel settore parenti di primo grado, mi hai truffato e ora siedi lì come se niente fosse. Ma ci sono anche le cose belle, guarda, la tipa con gli occhiali che ti ha prestato il walkman con quella compilation durante il viaggio di ritorno e pensavi che non saresti più voluto tornare. Sì, dimmi? Mah, sei in prima fila, ma guarda davvero non mi ricordo di te, ci si vergogna un po’ quando magari non hai quella memoria che ti permette di ricordare le facce. Ah, ho capito, in quel periodo non ero granché presente, puoi immaginarne il motivo.

Ecco, i socialcosi in chiaro, quelli dove ti sei iscritto con nome e cognome, Facebook per intenderci, quelli in cui rispondi con la tua faccia dieci, venti o trent’anni dopo a persone che sono contatti di amici di amici di semplici conoscenti che comunque sai chi sono e ora li hai amici anche, anzi solo lì, poi li incontri dopo che qualche settimana prima ti hanno dato un bel like su una delle tue minchiate che ti sei inventato per fare il brillante sul tuo status e ora ce l’hai lì davanti e non hai proprio un cazzo da dire. Questi socialcosi mi davano l’impressione di essere così, una sorta di aldilà come lo fanno vedere nei film, un mistone atemporale di persone tutte insieme in un posto, io per comodità e per, diciamo, esigenze logistiche l’ho raffigurato come sopra perché mi immaginavo un parlamento come quello inglese, magari, tutti così appiccicati e a ridosso del primo ministro, loro hanno questo senso dello spazio e della partecipazione, li vedi anche negli stadi con i tifosi praticamente a bordo campo. Ma potrebbe essere la classica spiaggia con le persone sberluccicanti o con un alone luminoso, che nel nostro caso è di colore bluette Facebook. Facebook che ti ha permesso di non buttare più via nulla, nemmeno le cose che non avresti mai più voluto ricordare, ce l’hai sempre lì, a portata di username e password. Ma non so, tutti lo usavano invece per fare nuove conoscenze, nuovi incontri, nascevano storie, alcune tragiche, altri si sono sposati. Ma i morti della tua vita, quelli veri, nei socialcosi non ci sono. Sono cremati o tumulati da qualche parte. E un sistema di contatto virtuale con loro, ecco, questo potrebbe essere l’e-business del futuro. Deadbook, ti aiuta a rimanere in contatto con le persone che hai amato. Al posto del like un bel lumino e, per chi ci crede, una prece.

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