a Milanoi likequattro stagioni (rossa)scripta manent

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Avete presente quel punto della corsa oltre il quale vi sentite che potreste correre ancora per ore e ore e non sentite più la fatica? Io per scherzare lo chiamo “break even point” perché mi diverto a prendere in prestito termini dall’economia o dal marketing, quelli che i miei clienti usano quando mi spiegano i concetti che vogliono che io comunichi per loro. Ma un po’ di similitudine con il punto di pareggio in realtà c’è, perché quel momento nella corsa è quando hai speso abbastanza energie per coprire lo sforzo e portare il tuo organismo a una potenza sufficiente per poi continuare quasi per inerzia. In ogni caso mentre corro lo definisco così, anche se non c’entra nulla, tanto non l’ho mai detto e mai lo dirò a nessuno, e lo penso per distrarmi e sentire ancora meno la fatica. Consumare secondi vuoti che altrimenti dedicherei a pensare a quanto sto faticando. Il mio break even point è a venti minuti circa dalla partenza, e ieri sera il momento si è manifestato mentre ero all’ombra, al parchetto qui vicino, era quasi il tramonto e c’era anche un po’ di brezza, oltre le zanzare, e ho anche pensato che agosto a Milano non è poi così male. E correvo, quando ho imboccato un sentiero e ho visto un ragazzo che mi veniva incontro, spingendo la sua sedia a rotelle. Ora cerco di sdrammatizzare ed essere il meno patetico possibile, fermatemi se non ci riesco. L’ho visto, lui spingeva le ruote con le mani e io spingevo le gambe, e non sapevo se guardarlo o no, fare finta di asciugarmi il sudore, controllare il tempo sull’orologio, soffiarmi il naso con le mani. Perché io sono qui e corro perché amo correre e cerco di mantenermi in forma. Il momento in cui ci passeremo l’uno a fianco dell’altro si avvicina, non ho ancora deciso la tattica, sono in imbarazzo. Vedo che sta telefonando, ha un auricolare piantato nell’orecchio destro, e mentre fa scorrere le ruote parla chissà con chi. Sono al parco, gli sento dire, volevo dirti che ho appena visto Studio Aperto, sì il telegiornale, e ha aperto così: finalmente è ferragosto, la festa più desiderata dell’anno. Più desiderata dagli italiani, ha continuato il ragazzo. Sono qui solo al parco, non so come si faccia a dire che ferragosto è la festa più bella, poi come prima notizia, con tutto quello che succede. Così diceva, al telefono. E niente, ci siamo incrociati così e io ho continuato a correre, forte del mio break even point, pensando a come scrivere un post sulla festa più desiderata dagli italiani.

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