l’indirizzo è approssimativo

Pubblicato il Pubblicato in duepuntozero, tecnologia e altri incidenti, i like, quattro stagioni (rossa), Spazio Pour Parler

Un po’ di acqua calda testè scoperta. Vedere luoghi cari su Street View è un toccasana. Si tratta di un piacere di plastica, artificiale, ma la sicurezza dei luoghi, più che degli oggetti, ha un effetto placebo a quei microtraumi da webnauta che si manifestano ogni volta che sposti lo sguardo oltre il monitor e pensi quanto tu sia una la vera periferica del tuo pc anziché la tastiera con cui invii gli input. O, peggio, ad essere una componente hardware, e il tuo processore la vera mente pensante. Voglio dire, ti senti tronfio dell’essere un nodo della conoscenza globale, che poi si scopre un nodo che si fa presto a bypassare, lo stesso tipo di emarginazione che si fa presto a subire nella vita reale? O semplicemente hai quel bit di nostalgia, non hai più le foto o non le hai mai fatte e ripensi a quella vacanza, quella strada, quel appartamento in cui hai abitato da solo la prima volta nella tua vita. Così prendi l’omino giallo di Street View, lo trascini lì nell’incrocio a cui sei arrivato digitando l’indirizzo su Maps, e rivedi il luogo a cui stavi anelando con gli occhi elettronici di qualcuno che ha mappato l’intero pianeta. Qualcuno è passato con la googlemobile sotto casa tua, ha scattato la sequenza di foto all’ingresso del diner di New York che ti era piaciuto tanto, ha immortalato il trullo in cui hai dormito durante il viaggio di nozze. Ma è il connubio tra tecnologia e ruralità che ancora mi sconvolge, la commistione di modernità e tradizione, di acrilico e naturale. Luoghi che per me rimarranno per sempre zolle e fienili sono diventati ritratti digitali, chiunque li può vedere, prendersi nota delle coordinate e visitarli di persona. La salita che consente l’accesso a una casa di campagna, dove, finalmente libero dalla sofferenza di un’ora di tornanti appenninici, mi scatenavo come un pupazzetto a cui è stata appena data la carica o, in senso inverso, percorrevo con una Olmo Forestal a tutta velocità, anche un po’ incoscientemente. Sì, è sempre tutto lì nello stesso punto, nessuno l’ha spostata o vi ha costruito sopra, è tutto sotto controllo. Wow.

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