buddha e il bar

Pubblicato il Pubblicato in alti e bassi di fedeltà sonora, quattro stagioni (rossa), Spazio Pour Parler

Walter era sparito da un pezzo. Si era trasferito per lavoro in Emilia da più di anno, ma ogni fine settimana tornava a casa, così avevamo organizzato le prove secondo la sua disponibilità. Ma a un certo punto è comparsa nella sua vita una cantante lirica, e, come da manuale, le priorità nella vita di Walter sono cambiate, è facile intuire la nuova top ten. Ma nessuno si immaginava che svanisse così nel nulla. Walter era il nostro trombettista, un elemento non fondamentale per la nostra attività, le sue parti e i suoi soli potevano essere eseguiti da altri strumenti, ma difficile da sostituire più come testa che come esecutore. Pazienza, episodi come quello erano all’ordine del giorno. Ma arriva agosto, e la cantante lirica va in vacanza senza Walter. La giustificazione ufficiale è un classico “è poco che stiamo insieme, aveva già prenotato le ferie con le amiche, non potevo aggregarmi e poi non c’era più posto”. Gli si dice che capiamo, anzi non gli diciamo nulla per non metterlo in imbarazzo. Già, perché Walter è improvvisamente ricomparso, si è presentato con la sua custodia nera alle prove e noi, si sa, non conosciamo il significato della parola risentimento. Sarebbe potuto capitare a ognuno di noi, di sovvertire le priorità per un motivo analogo.

E poi Walter ha portato un regalino per tutti, l’ingaggio a una festa di compleanno di un suo amico. Non possiamo andare al completo, tra pochi giorni è Ferragosto e alcuni di noi partono. È sufficiente andare in quartetto, batteria – basso – piano – tromba, e suonare un po’ di standard. La festa è l’evento che ci riconcilia del tutto, perché siamo in una villa con piscina, è un party piuttosto esclusivo, amici facoltosi del festeggiato figlio di un notissimo professionista genovese. Sembra essere in un film degli anni ’60, i led del mixer riflessi dall’acqua, cocktail a gogo, una scaletta fresca e di stagione, qualche ballad, arrangiamenti acid jazz per far sgranchire le gambe. Poi, in un momento di pausa in cui si tenta l’approccio con la fauna locale, Walter si defila. Lo notiamo appoggiato al capanno degli attrezzi, nascosto da tutti, seduto con una candela accesa, ci spaventiamo anche se è chiaro che uno come lui non si farebbe mai di roba pesante. Ed è peggio di quanto pensassimo. Non ha cucchiai in mano, bensì un campanellino, e con gli occhi chiusi, dopo un rintocco, inizia a mormorare un mantra, nam myoho renge kyo. Dovevamo immaginarlo. La cantante lirica è anche buddista, Walter non poteva, in nome della sudditanza emotiva, non entrare completamente nel suo mondo e lasciarsi coinvolgere anche per la componente spirituale. Ci guardiamo attoniti, senza dire nulla, torniamo al nostro cocktail. Dopo qualche minuto il nostro set riprende, Watermelon Man, un pezzo su cui si può improvvisare anche un’ora di fila.

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