vietata la riproduzione del marchio

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Ormai sembra essere un dato di fatto: in quanto a diffusione di tatuaggi pro capite, il popolo italiano è secondo solo a quello Maori. Il vezzo del marchiarsi indelebilmente la pelle non conosce età, appartenenza sociale o identità culturale. Bene, direte voi, e ora che lo hai scritto? Il tatuaggio sembra essere più di ogni altra moda il brand dell’omologazione di massa. Almeno tanto quanto avere un blog, direte voi. Tribali, ideogrammi, disegni esotici e ogni sorta di illustrazione che, almeno in teoria, raccoglie parti profonde di noi e le ritrasmette secondo un linguaggio codificato, oltre la mimica, la postura e l’abbigliamento stesso. Io sono quello che vedi sulla mia spalla. Ma poi subentra la copia, e non vi è nulla di male, sia chiaro, nell’imitare il vicino, l’amico, l’idolo del momento e decidere di immolare a un simbolo qualche centimetro quadrato della propria pelle.

Ma è il trovare la spiegazione alle domande del prossimo che, in questo caso, può essere complicato. Perché se vedo un dipinto che non comprendo, e ce ne sono molti, mi viene da chiedere informazioni. Che cosa significa, che cosa rappresenta, a quale tribù appartieni, chi sono tizio e caio i cui nomi hai impresso sugli avambracci, dove conduce quella specie di freccia capovolta che attira e instrada lo sguardo verso il solco tra le natiche. Ti rappresenta davvero?

Quello che lascia perplesso è la larga presa che questo trend ha avuto presso di noi, più di ogni altro Paese, basta fare una piccola conta in una qualsiasi micro-società multietnica come quella in cui mi trovo in questo momento. Cosa ci avvicina maggiormente ai Maori, cosa abbiamo più simile alla loro cultura dei tedeschi, per esempio, o degli svizzeri, o dei belgi e dei francesi? Probabilmente è l’essere perfettamente agli antipodi sulla superficie terrestre che ha steso questo filo diretto con la Nuova Zelanda?

E i diretti interessati ti dicono che no, tatuarsi risponde a un bisogno interiore, non è assolutamente una moda, è come imprimere un ricordo da qualche parte, indelebilmente, anzi è un segno di riconoscimento, un valore che hai voluto far emergere e che avrai sempre lì, fino a quando sarai cenere. Macchiata d’inchiostro. Almeno i Rayban puoi lasciarli in eredità.

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