isolazionismo

Pubblicato il Pubblicato in Spazio Pour Parler, www.turismodimassa.com

Non c’è nulla come questo posto, quello da cui sto scrivendo qualche ora prima di prendere la nave per tornare a casa, che mi dia l’idea della vacanza. Nulla. E mi dispiace non poco farmi sentire dai nativi di questo posto, vittime di una delle tante diaspore di cui la storia d’Italia è piena, migrazioni nazionali, internazionali e intercontinentali che hanno portato gli abitanti di questo posto un po’ ovunque nel mondo, e adesso che quasi per un principio di Archimede una eguale massa di gente viene qui perché laggiù, ovunque laggiù sia, non ci sono più sufficienti risorse, e loro non immaginano che non ce ne sono per tutti nemmeno qui, ma qui arrivano lo stesso e noi non solo non siamo pronti ma nemmeno vorremmo esserlo.

Dicevo, mi dispiace perché magari loro, i nativi che da qui sono stati costretti ad allontanarsi, vorrebbero che questo fosse considerato non solo un posto di vacanza, un paese dei bengodi in cui da tutto il mondo si viene a spendere il budget familiare dedicato alle ferie, ma anche, che so, un luogo di lavoro, un terreno per l’imprenditorialità sana, una regione normale tra regioni che normali certo non sono.

E scusatemi ancora, autoctoni, ma questo è il posto di mare più bello del pianeta, e mi dispiace per gli altri. Anche perché qui c’è un fattore decisivo che fa la differenza. Intendo dire che mi dispiace per le altre regioni e altre aree del nostro Paese di mare votate al turismo, ma che da sempre sembrano incompiute. Voglio dire, c’è chi proprio per l’accoglienza non è portato, storce il naso per il turismo del weekend e si lamenta se gli tagliano i ponti, e poi è pronto a rifilarti a caro prezzo stanze vergognose arredate con i mobili della nonna perché comunque è il posto in riva al mare più vicino. Che poi vi sfido a trovare un metro quadro di spiaggia libera, tra stabilimenti balneari affidati a gestori con concessioni vergognose che occupano da intere dinastie tutto il litorale, o almeno quello che ne rimane tra un sito industriale desueto e arrugginito ma rimasto lì, un’autostrada che ti passa sulla testa e un campeggio con i bungalow allestiti anche sugli scogli.

Ci sono altri lidi, dove però non sei mai a tuo agio, c’è il parcheggiatore abusivo, la casa volutamente incompleta a ridosso del bagnasciuga, le informazioni turistiche che smerciano materiale vecchio di dieci anni solo perché sono state stampate troppe brochure nel 2003 e poi è successo che sono finiti i soldi, gli scontrini fiscali questi sconosciuti, il conto preparato sul mini bloc notes a quadretti della prima elementare. Posti dove vai a visitare la riserva naturale taldeitali, lasci l’auto nel parcheggio e quando torni il vetro è rotto e la valigia non c’è più. Anche l’auto a fianco, targata Olanda, ha subito lo stesso trattamento. Ecco il migliore spot per chi vorrebbe tornare a essere una perla dell’accoglienza europea. Sì, lo so, un aneddoto non fa testo. Ed evito di soffermarmi sulle riviere con il mare marrone. Organizzatissime, per carità. Ma il mare marrone proprio no.

E lasciatemi dire, qui è tutto incantevole e ti senti ovunque a tuo agio, magari non proprio ovunque, ci sono aree colonizzate da tempo dal peggio del peggio della nostra società, baie presidiate da ferri da stiro galleggianti su cui risplendono labbra rifatte e pettorali depilati. Ma si tratta di una piccola parte di questo posto, e se fai finta che quella piccola parte sintetica non esista, tutto il resto non perde di un grammo il suo valore. Mare, cultura, aria, natura, cibo, tutto. E soprattutto qui, dicevo, c’è un fattore decisivo che fa la differenza: i sardi.

p.s. facciamo finta però che l’affaire Soru non sia mai accaduto.

2 pensieri su “isolazionismo

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