lavoro di concept

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Un colpo di fulmine. Uscendo da un ristorante della zona, ho visto il cartello “vendesi” sulla porta di una vecchia officina della Renault. Poi questa via aveva un grande fascino. Era una strada popolare, fatta di piccoli artigiani, sartine, fruttivendoli. C’era allegria, un’aria di casa. E così mi sono messa al lavoro. A Milano serviva un posto dove la gente entrasse e si sentisse bene. Avevo in mente di creare un propulsore di proposte, di nuovi modi di pensare. Tutto in uno spazio organizzato.

Una volta, purtroppo non trovo fonti a provare l’accaduto ma mi pare proprio sia successo tempo fa, un nutrito corteo di operai piuttosto alterati travolse il banchetto in cui Davide Mengacci, una delle più note facce da cazzo dell’entertainment berlusconiano, si burlava delle casalinghe e dei pensionati adescando le loro smanie di comparire in tv in uno dei diversi programmi qualunquisti in cui si raccolgono i pareri della gente comune, si filtrano, e li si montano secondo le direttive e l’orientamento dell’emittente in cui sono trasmessi. Nel nostro caso è facile da immaginare, la voce del popolo secondo Mediaset. Un po’ come quelli che se la prendono con i ciclisti padani. Ecco, da allora la giustizia sociale sommaria me la immagino così: tutti i personaggi del Quarto Stato che, serrati nella loro marcia di rivalsa, travolgono luoghi e persone che giudicano uno schiaffo alla miseria, ai problemi del paese, quel lusso patinato di cultura da alcuni ritenuto un diritto ma comunque fuori luogo. Ecco, mi immagino una delegazione del celeberrimo dipinto di Pelizza da Volpedo che partecipa alla festa di compleanno di 10 corso como. Di sicuro ci sarà da mangiare e bere per tutti.

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