potrebbe pioveretifiamo rivolta

sigla!

Pensate alla relatività delle cose che accadono, cose anche gravi che però, in un momento storico in cui tutto è grave – e tutto è così grave che ogni sera, almeno al tg3, sentiamo notizie che riportano fatti che sembrano protrarsi da un tempo infinito fin dalla notte della nostra storia – impediscono di mettere in sequenza la scala delle priorità. E ogni sera deglutiamo la nuova variante insieme alla cena, almeno al tg3 (in questo caso mangiate come me, con le galline). Ogni sera assistiamo al trailer del nuovo episodio di questo o quell’altro tema poi approfondito nel servizio che segue, a dimostrarci che è ancora più grave di quello a cui la sintesi di Bianca Berlinguer ha solo accennato.

Per cui sentire tutto quello da cui fugge in questi giorni il nostro presidente del consiglio, anzi, il presidente del consiglio di quei ventiquattro italiani su cento che ancora lo sostengono, sentire i processi e le accuse e le indagini condensate in un inquietante Bignami giornalistico da pochi minuti, altro non è che la puntata di una fiction senza fine, e mi scappa da ridere se penso alla Grecia e a come si mettono le cose. Lo dice anche confindustria. E se a cena viene facile essere qualunquisti, a me succede ma vi giuro che me ne pento quasi subito. Prova è che sto male se mi viene da sorridere ascoltando della nuova fabbrica al sud che chiude; facevano gli autobus urbani per la Fiat, e i lavoratori ora sono lì a gridarmi in faccia i loro slogan. La fabbrica è loro, dicono. Aggiungono che è facile fare l’imprenditore solo quando le cose vanno bene e defilarsi quando iniziano i problemi. Che illusione, che cronache da un altro pianeta mi tocca sentire, hanno tutto contro e il loro imprenditore è solo l’ultimo della lista delle cose da ricordare domani.

Perché per chiudere in bellezza ecco Serena Dandini, sento nominare Santoro e Saviano e la ricchezza del servizio pubblico. La commissione Rai che approva il budget per L’isola dei famosi non ritiene Parla con me abbastanza appealing per la raccolta pubblicitaria. Serena Dandini è ironica, vorrebbe almeno il suo divano. Ora proviamo insieme a fare una classifica, la scala delle priorità, ma vi avverto: terrò conto del fatto che sono stufo di ridere, di vedere gente che cerca di farmi ridere, anche se sono risate intelligenti. Non ne ho più voglia. Apprezzo l’intento, ma siamo fuori tempo limite. E sono certo che chi si scervella per inventarsi nuove gag (gag molto intelligenti, sia chiaro) può tranquillamente trovare un posto di lavoro altrove, magari accontentandosi di meno.

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