alti e bassi di fedeltà sonorai like

c’era un ragazzo che come me

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L’irrisolvibile conflitto del ventesimo secolo, che si protrae tutt’ora nelle culture dominanti e alternative vuoi per appurato valore dei soggetti contrapposti vuoi per carenza di elementi di pari grandezza, è quello Beatles o Rolling Stones, qui nominati in ordine puramente alfabetico. A nulla sono serviti, giusto per rendere l’idea, i tentativi di rendere popolari nuovi conflitti cambiando i termini di comparazione con Duran versus Spandau o i più recenti Blur e Oasis. Converrete con me che non c’è partita, stiamo parlando di categorie completamente diverse. E non voglio risolvere la dicotomia, né aggiungere nulla alla letteratura in proposito. Riflettevo solo sul fatto che sono due band imparagonabili, tanto che a me piacciono moltissimo entrambe ma per motivi diversi. I Beatles per l’eclettismo compositivo e per essere durati così poco, avendo concentrato in un decennio un fenomeno di portata epocale e essendo di quel decennio probabilmente la massima espressione da numerosi punti di vista. I Rolling Stones invece per il loro approccio rock blues e per la qualità di prodotti sulla lunga durata, tanto che li preferisco di gran lunga nel periodo degli anni 70 fino ai primi 80, con album spesso sottovalutati quali “Goat Head Soup” ed “Emotional Rescue”. Ecco, mai prender posizioni quando una può farti perdere le cose belle dell’altra.

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