alti e bassi di fedeltà sonoraSpazio Pour Parler

la misura conta

È solo perché è bastato un attimo e otto anni sono volati, puff, forse davvero hanno ragione quelli che giustificano la percezione del tempo dicendo che in realtà l’universo non si espande ma si restringe, le distanze relative si accorciano e ogni unità temporale, per esempio il minuto, dura sempre di meno ma noi non ce ne accorgiamo perché anche i mesi e gli anni sono sensibili allo stesso processo. Una percezione che riguarda anche le distanze se tutto si restringe. Cioè, tra casa mia e l’ufficio ci sono sempre dieci chilometri ma sono meno di dieci chilometri rispetto alla stessa misura di ieri, solo che non me ne accorgo perché nel frattempo si è ridotta anche l’ampiezza della mia falcata, la lunghezza del vagone del passante e così via, ci siamo capiti.

Ma io ho la prova per smascherare questa truffa degna della fine del mondo dei Maya. Come? Semplice. Prendo un pezzo che so per certo essere stato registrato a un determinato bpm. Per esempio “Enjoy the silence” che è stato inciso a 113 bpm nel 1990, e lo so perché ho ancora una base midi che avevo realizzato allora (ed è scritto anche qui). Metto su Violator oggi a 21 anni di distanza e il pezzo suona allo stesso tempo di allora. Cioè l’Enjoy the silence di allora dovrebbe suonare più lento, e non venitemi a dire che anche il piatto del giradischi gira più velocemente perché non è vero, in quanto in tal caso dovrebbe influire sul pitch del brano che invece resta invariato, cioè con un supporto analogico e accelerando l’esecuzione il brano dovrebbe sentirsi in un tono più acuto no? A meno di non assistere a un prodigio fanta-ingegneristico di resampling con intonazione automatica.

Ma questo non è un film e il mondo reale non ha l’estensione di un file Cubase. E gli otto anni sono davvero svaniti ma io me l’aspettavo e oltre ad aver documentato più che ho potuto l’evento, cioè la sua vita (avete capito di chi sto parlando) come potete immaginare, sono sempre lì a organizzare ogni mia attività a seconda del suo tempo libero. Per esempio il martedì dopo l’ufficio vado a fare un po’ di attività fisica, così stamattina accompagnandola a scuola le ho fatto notare che il martedì è una giornata lunga per entrambi. Io ho ginnastica, lei pallavolo nel tardo pomeriggio, e fino alle 19.30 non ci possiamo rivedere, proprio così le ho detto. E dopo, quando è suonata la campanella e con il nugolo di amichette è scattata verso l’ingresso, si è girata e mi è corsa incontro per darmi un bacino, “allora ci vediamo alle 19.30”, mi ha ricordato. Sì cara, e per accelerare ancora di più il tempo in cui staremo separati tenterò uno stretch a 180 bpm della giornata lavorativa (praticamente un djset drum’n’bass).

6 pensieri su “la misura conta

  1. Anche per me appare troppo lungo il tempo che passo lontano da lui (il mio “little davil”) ma, se devo essere sincera, non mi sembrava mai abbastanza lungo il tempo che passavo lontano da Lei e mi domando se è solo questione di carattere, e mi macero un tantino nel senso di colpa.

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