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quel pomeriggio di un giorno da cani

Non entrate! Non entrate! Una mamma con un neonato addormentato nel marsupio e il figlio grande per mano lancia l’allarme rivolta all’altro lato del cortile antistante la scuola materna. Ma dalla parte opposta, la ragazza che ha già la mano destra sulla maniglia del cancello, arrivata qui da poco più di un anno dal Bangladesh, non capisce che l’avvertimento è rivolto a lei o forse quello lo coglie ma non comprende il significato. Per fortuna avverte il tono di pericolo, così si ferma trattenuta anche da un papà che le afferra la spalla. Nel cortile è entrato un cane visibilmente agitato e confuso, non sembrerebbe nemmeno particolarmente agguerrito se non fosse per il suo aspetto che i più associano alla minaccia. Si tratta di un esemplare di quella razza di cui non ricordo mai il nome, una di quelle elencate tra i cani che si trovano alla voce “da combattimento”. Pelo bianco corto, muso allungato, occhi lunghi, sottili e separati in un modo che a me ricorda il viso di Alessia Marcuzzi, e prima di trovare, ogni volta che mi capita, su Google il nome giusto che è Pitbull, li chiamo sempre così. Mi rendo conto di essere ingiusto nei confronti della popolare presentatrice televisiva e non me ne vogliano i fan. Da notare che terminata l’urgenza di avere l’informazione, il dettaglio torna nel dimenticatoio tra tutti gli altri nomi di razze di cani di moda.

Comunque, il cortile in cui si sta svolgendo la scena ha entrambi i cancelli chiusi ma è delimitato da una protezione bassa, che chiunque, anche un cane, facilmente salterebbe con un po’ di rincorsa. Nonostante questo, essendo l’ora di uscita, grandi e piccini stanno lì intorno a guardare quelli in strada che sembrano darsi da fare per risolvere la situazione. Il vigile urbano, preposto all’attraversamento pedonale nelle ore di afflusso e deflusso studenti, entra nel ring con un guinzaglio in mano, si vede che ha paura e il cane gli osserva con la lingua penzoloni la divisa blu. Dall’ingresso dell’asilo esce una donna vestita da clown con un bambino per mano, è una mamma che arrotonda lo stipendio facendo l’animatrice alle feste di compleanno. È già pronta per andare in scena tranne che per le scarpe e la parrucca, probabilmente i suoi figli si divertono un mondo a tenere per mano una mamma con il cerone colorato sulla faccia e i compagni li invidiano un po’. Chissà. Il clown estemporaneo appena si accorge di quello che sta accadendo con un gesto atletico rientra di corsa nell’edificio e mette al corrente le bidelle. Perché nel frattempo il vigile, che non è riuscito a legare il guinzaglio al collare del cane, ha estratto la pistola e la sta puntando all’animale tra il fuggi fuggi generale. I casi sono due: o il vigile assiste bimbi e accompagnatori con il colpo in canna o è convinto che il cane possa intimidirsi per una pistola puntata contro di lui credendola carica. Forse sono queste le cosiddette scacciacani, armi finte che le punti alle belve e loro si ammansiscono. Ma non credo. O semplicemente il vigile con la pistola in mano, anche se scarica, si sente più forte. L’agente e il pitbull ingaggiano un balletto, non saprei dire quale dei due fa più ridere. Finché arrivano i rinforzi, in borghese tanto che non si capisce a quale corpo appartengano, forse sono soltanto due amici degli animali randagi, qualche associazione che se ne prende cura. Il più giovane con estrema rapidità aggancia il guinzaglio, lega il cane e assicura l’altra l’estremità alla ringhiera. Gli spettatori cominciano a defluire, i bambini si precipitano a raccontare ai compagni usciti dopo di avere visto da vicino una pistola vera.

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