la prima ora delle vacanze di Natale

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Mentre esco con mia figlia per mano dal cancello del cortile di mia suocera e lei mi sta travolgendo con il solito mix di domande e di cose da raccontare una dietro l’altra che non riesci né a rispondere e tantomeno a intervenire perché è già quattro ore che non ci vediamo e in quelle quattro ore sono successe tante, troppe cose, e per fortuna questa volta sono in vacanza, anzi sta trascorrendo la mia prima ora ufficiale di vacanza e non me ne sono ancora reso conto del tutto. Ma sono lì al cancello di questo insieme di condomini di una cooperativa che sembra un po’ la periferia di una città qualsiasi del Patto di Varsavia, però potremmo essere sui gradini della Défense a Parigi perché non è l’architettura che fa la felicità ma quel pezzo di me che ho per mano e tutto è perfetto, e dietro di noi arriva zoppicando la signora con la barba e il bastone, la conosco di vista perché abita lì e avrà almeno novant’anni che, a parte la barba, spero di portarli così tali e quali a lei, e sente quella specie di dialogo che poi è un monologo. E mentre le tengo aperto il cancello lei ci guarda e mi dice che io e mia figlia le ricordiamo lei e suo papà, che quando veniva a prenderla gli faceva una testa così a furia di fare domande e raccontare cose. E chissà tutte quelle cose, tutte le parole, tutto quell’amore e quella gioia nel vedere il padre, che ora stiamo vivendo in tre lei compresa, e suo padre stesso, ecco chissà dove sono finiti adesso.

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