alti e bassi di fedeltà sonoragruppi in cui vorrei suonare

il centouno modello

Come tutti voi saprete già, la rivista Rolling Stone per festeggiare i 100 numeri ha pubblicato la classifica dei 100 migliori album di musica italiana dalla nascita del rock ad oggi, un’impresa di per sé estremamente complessa, se non impossibile, come tutte le altre liste simili e le top metteteilnumerochevolete di ogni sorta. In questo caso, poi, la classifica non è stata stilata dai giornalisti che vi scrivono, bensì da un gruppo di giurati trasversale. Quindi non si tratta nemmeno dell’espressione di una redazione, piuttosto vorrebbe essere il più vicino possibile a un ipotetico suffragio nazionale.

Per prima cosa, lasciatemi dire, sono rimasto allibito dal non essere stato interpellato tra i giurati, pur avendone pieno diritto in quanto persona più informata in ambito musicale che io conosca. A parte questo, voglio dire, potrebbe anche essere l’ennesimo malfunzionamento delle Poste italiane, la top one hundred in questione presenta due vergognose lacune, che gli organizzatori dell’iniziativa fanno addirittura rientrare nei criteri di base. Intanto, la scelta dei giurati. Ad alcuni di questi individui non chiederei nemmeno che ore sono, figuriamoci considerarli opinion leader in ambito musicale. In secondo luogo, il veto a indicare più di un album per artista o gruppo, stesso criterio utilizzato per stilare l’elenco finale. Potete immaginare il motivo del mio disappunto, ma vi dico lo stesso che solo la discografia di gente del calibro dei CCCP o dello stesso De Andrè, tanto per esercitare la mia consueta volontà di raccogliere consensi e clic ubiquamente, occuperebbe una larga percentuale delle prime 30 posizioni.

Ma, considerando il coraggio con cui la rivista si è esposta, e l’intelligente idea di creare addirittura una e-mail manonavetemesso@eccetera per tenere viva la discussione, malgrado i grandi assenti e i monotoni bamboccioni sfigati e raccomandati che occupano immeritatamente alte posizioni, tutto sommato possiamo anche promuovere l’iniziativa solo a condizione che mi sia concesso non (badate bene) di preparare la mia personale lista anche solo in un moderatissimo ordine alfabetico dei nonsoancoraachenumeroarrivo dischi italiani di cui non si può fare a meno, perché mi ci vorrebbero mesi, magari inizio ora e ci vediamo questa primavera. No, semplicemente lasciatemi postare qui sotto una canzone molto interessante di un gruppo da cui mi aspettavo tanto ma che in realtà, pubblicato l’ep che conteneva il brano in questione, puff, è sparito nel nulla. Alla posizione centouno ecco a voi i Petrol, che, se ci sono, che battano un colpo.

3 pensieri su “il centouno modello

  1. Al posto numero 84 della classifica risulta incredibilmente “Il tuffatore” di Flavio Giurato: uno che, a parte la sfiga di avere per fratello quello slungagnone che finge di fare il giornalista dinoccolato, e oltre al fatto che credevo di essere uno dei dieci italiani cosciente della sua esistenza in vita, ha partorito uno degli album più incredibili della storia musicale italiana. E che al Vasco Rossi di “Bollicine”, scusate, se lo mangia a morsi.

  2. conosco solo l’album citato e non il resto, non so darti un parere completo. Di certo, in quell’elenco, ce ne sono un bel po’ che si mangerebbero il tizio in prima posizione

  3. Mi riferivo proprio a “il tuffatore”, il resto non è all’altezza. E comunque concordo sul tizio in prima posizione!

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