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il fascino della divisa, appesa al chiodo

Il ronzio della stampante è un buon segnale, vuole dire che funziona e che la ricevuta che la dentista ha appena battuto al computer indicando il costo di questa prima tranche di cure appena terminata presto sarà nelle mie mani. Ma non c’è suspense, so benissimo a cosa vado incontro. Poco meno di trecento euro per un’ora e mezza scarsa di prestazione divisa in due incontri sembra essere uno standard, anzi, c’è chi ti assicura trattarsi di una cifra conveniente e ti chiede i dettagli sullo studio.

La dottoressa è dietro la sua postazione, io seduto dalla parte opposta della scrivania, e dato che non ho tanta voglia di parlare un po’ per quello è successo nella mia bocca e un po’ perché non ci può essere confidenza in un rapporto di questo tipo, in cui novanta minuti del suo tempo lavorativo valgono almeno quattro giorni del mio, mi guardo intorno in quella piccola show room Ikea finché l’occhio non mi si posa su un dettaglio, un particolare che mi torna molto familiare e il fatto che mi colpisca soprattutto l’anonimato di ciò che sto osservando, la facilità con cui il particolare si mimetizza nell’ambiente, significa che si tratta di una visione che capita di avere molto spesso.

Sulla parete alla mia destra, sotto una mensola, sono appesi in una fila estremamente ordinata, quasi militaresca, una decina di calendari storici dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Avete presente di cosa sto parlando, vero? Che poi non so se siano utilizzati realmente come calendari o come semplici brochure promozionali, sta di fatto che sulla copertina con quella grafica che hanno solo questo tipo di pubblicazioni è indicato l’anno, e lì, nell’ufficio della dentista, ce ne sono almeno quattro per ogni Arma, potrebbero essere quindi i calendari dal 2008 al 2012. Ognuno si distingue per una illustrazione particolare e per il soggetto, e tutti sono appesi a un gancio grazie a un cordino tricolore.

Il primo ragionamento in cui mi lancio, mentre la stampante prosegue la sua attività – tenete conto che i tempi di narrazione sono molto più lenti dello scorrere dei fatti, quindi immaginate tutto quello che vi dico mentre tutto intorno le cose accadono al rallenty, anzi, mettete pure la riproduzione sul pause – è qual è stata l’ultima volta in cui mi è capitato di vedere materiale di quel genere. Di certo nell’agenzia di assicurazioni di cui sono cliente, ma lì è facile perché l’ufficio è proprio di fronte alla caserma.

Cerco di capire quindi quale sia il motivo per cui un negozio decida di avere quei calendari e uno no, cioè non tutti mi pare li espongano, e anche il perché, se un esercizio pubblico sceglie di acquistarli o di iscriversi a qualche associazione di ex appartenenti alle forze dell’ordine, deve per forza esporli. E come funziona che un commerciante decide di aderire all’iniziativa o no, perché nel caso che mi ha indotto alla riflessione, avere una brochure della Guardia di Finanza proprio a fianco di una ricevuta in emissione, la prima cosa che uno pensa con un pizzico di malafede è che se entra qualcuno per un controllo, e vede lo sponsor in bella vista appeso alla parete con la massima importanza più della laurea o delle foto dei bambini, magari decide di essere più indulgente rispetto a chi è meno amico delle forze dell’ordine e non ha versato l’obolo, sempre che di obolo si tratti. E poi, è proprio il caso di tenere anche le annate vecchie del calendario? C’è una sorta di continuum?

In ultima istanza, ho anche pensato che, da quando li noto in negozi e uffici, e cioè da sempre, non è mai cambiata la linea editoriale, come se da sempre l’art director e i disegnatori fossero gli stessi. Ma non c’è tempo per altre domande, ora potete schiacciare play e continuare la riproduzione di quello che sta avvenendo perché la stampa della ricevuta nel frattempo è terminata e il mio contributo alla ricchezza personale della professionista in camice bianco che ho davanti si materializza in tutta la sua entità. Mi avvio, promettendomi di fare più caso agli esercenti che collezionano materiale della Benemerita e delle Fiamme Gialle e con l’impegno di sfogliare una di quelle pubblicazioni, seduto  in sala d’attesa prima della prossima visita, giusto per saperne di più.

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