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largo ai giovani

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A pensarci bene sarò anche io così. Perché non c’è gusto a intabarrarsi e rischiare la salute per sbrigare commissioni nelle ore mattutine dei giorni infrasettimanali. Che tristezza poi sarebbe mettersi in auto per andare alla Coop a fare la spesa che ne so, il martedì mattina per esempio, e posizionarsi alla cassa più libera scoprendo che intorno ci siamo solo noi, la parte della società che ha fatto il suo tempo, ha smesso di essere produttiva e ora può godersi giornate svuotate dal lavoro e dai figli che oramai sono grandi e hanno la loro famiglia. Che noia sarebbe aspettare il proprio turno in farmacia tra clienti tutti un po’ già vecchietti, ognuno con il proprio problema di salute, anziché fare la fila tra mamme e papà giovani, ragazzi con a malapena un mal di gola, gente che ha solo il sabato mattina come momento a disposizione in cui concentrare tutto quello che manca e che in settimana, al lavoro, non riesce a portare a termine. Così il numero di potenziali acquirenti nei giorni prefestivi raddoppia, e chi spera di sbrigare in quattro e quattr’otto una qualsiasi attività rimasta in pending da chissà quanto si trova a fare i conti con una ingiustificata invasione della terza età appiedata o, peggio, automunita che si riversa nei luoghi chiave del menage domestico medio: supermercati, esercizi al dettaglio, chioschi pubblici come la casa dell’acqua. Come se nel resto della settimana la città fosse chiusa, e quando figli e nipoti sono a scuola o al lavoro i pensionati non potessero dedicarsi alle più comuni attività quotidiane a causa di turni folli. Ma no, è che è l’unico momento, il sabato mattina, in cui si possono sentire ancora parte del tessuto sociale della comunità, anche quando ti precedono a velocità medie da trazione a pedali e tu hai fretta perché sei giovane, più o meno, e vuoi che i tempi morti, che per loro sono i momenti più corroboranti, durino il meno possibile. Ma ciò non giustifica l’uso del clacson o l’essere scontroso in attesa del proprio turno. Che prima o poi arriva, inevitabilmente per tutti.

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