quattro stagioni (rossa)Spazio Pour Parler

‘orno, ‘era

Il più grave problema delle eccezionali condizioni meteorologiche di questi giorni è l’abbondanza di argomenti di conversazione e i semplici conoscenti o emeriti sconosciuti che si sentono in diritto di scambiare pareri e impressioni sul tempo, e solo la presunta gravità della situazione porta l’autorevolezza della discussione una tacca sopra il classico parlare del più e del meno, tanto da farci rimpiangere quelle belle giornate dai toni piatti, cielo grigio su e foglie altrettanto grigie giù a cercare un po’ di blu ma solo dentro noi stessi o nel libro che stiamo leggendo e dalla trama del quale non vorremmo essere distratti, o, nei casi di maggiore inclinazione alla tecnologia, in tablet di ultima generazione a distruggere muri di mattoni virtuali con palline altrettanto dematerializzate sperando che siano dotati di attacchi per gli auricolari. Le sempre più puntuali previsioni che ormai azzeccano quasi l’ora il minuto e il secondo in cui succederà qualcosa di anomalo, e la discutibile reazione dei responsabili della gestione delle emergenze che si stupiscono a scoppio ritardato confondendo la prevedibilità di una nevicata con l’imprevedibilità di un terremoto, perché si vede che non è stato ancora interiorizzato pienamente il fatto che il clima mediterraneo ormai sia niente più di una definizione romantica che si trova solo sui sussidiari della loro infanzia e che ora è superata tanto quanto il concetto stesso di floppy disk. Facciamocene una ragione, siamo continentali come la mitteleuropa e di questo la Merkel dovrebbe tenerne conto quando pensa a noi italiani, se salvare un popolo meridionale oppure no. E così ogni anno l’anomalia climatica che sommerge città o spiazza i sindaci nazionalsocialisti lascia il tempo che trova, cioè può anche tornare il sole, perché poi subentra qualche argomento più urgente del perché le rotaie delle regioni settentrionali non sono attrezzate contro il ghiaccio come in Svizzera, o come faranno i senzatetto a non uscire di casa. Ma sia detto una volta per tutte: il grande freddo non c’entra nulla con tutto questo, era un film che parlava di un ghiaccio metaforico che però era dentro qualcuno che poi ha fatto il figlio con il suo migliore amico perché lui era sterile, e non metaforicamente.

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