alti e bassi di fedeltà sonoraSpazio Pour Parler

in verità

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No grazie, non sono abituato a bere vino rosso a temperatura ambiente a metà pomeriggio, devo ancora svuotare il primo bicchiere ma non so nemmeno se lo finirò perché non è che sia già brillo, è che proprio mi è venuta un’emicrania fortissima. Un po’ è la bottiglia che hai stappato giusto perché ritieni che sia bello stordirsi così, senza motivo, di certo il nebbiolo non disseta e avrei preferito al limite una lattina di birra di quelle che hai nel frigo ma non volevo sminuire la tua generosità, mi ritieni un ospite da vino di qualità e, tu non lo puoi sapere, ho maturato nel tempo un’idiosincrasia con l’eventualità di contrariare il prossimo tanto da mettermi spesso al secondo posto nella lista delle esigenze da soddisfare. Quindi no, grazie, vai pure tu con il secondo bicchiere, io sorseggio simulando competenza enologica questo assaggio iniziale e mi viene già da vomitare tanto è forte il mal di testa, non sono nemmeno le cinque e ho ancora il pranzo della vigilia di Natale sullo stomaco. E anche questo non lo puoi sapere, che i miei hanno questo modo anacronistico di prendersi cura del prossimo foraggiando all’inverosimile bevande incluse che uno spiega agli altri che è perché hanno vissuto in tempo di guerra. Sì, è vero, però la guerra è finita da settant’anni, diamine.

Ma il fatto è che questa smania di aggiungere al piacere del vedersi un additivo disinibitore mi preoccupa, purtroppo tra maschi manifestare gioia reciproca è un segno di debolezza. Nessun problema, è bello lo stesso incontrarci a casa tua, non ci vedevamo da qualche anno anche se abbiamo tenuto viva l’amicizia tramite la rete. Non c’era però bisogno di stemperare gli inevitabili aneddoti che riesumeremo con l’alcool, siamo grandi e potremmo ricordare i vecchi tempi anche da sobri tanto più che di là ci sono tua moglie e tua figlia che ogni tanto viene a vedere quello che facciamo, ti sale in braccio, ascolta i pezzi che hai registrato ultimamente, che è una bella conquista quella di potersi fare tutto da soli grazie a un pc, ma non è il pc che migliora la qualità della musica che produci che invece, con il tempo, è peggiorata perché hai pensato di adattarti a uno stile cantautorale che proprio non ti si addice. Il bello delle tue composizioni era il fatto che erano tue e basta, avevano quella grinta che lo so che poi, compiuti i cinquanta, è naturale mettere in discussione ma allora forse è meglio mollare il colpo, chi lo sa. Ecco, a dirla tutta non è il vino la fonte dell’emicrania, ma quegli arrangiamenti che sono costretto ad ascoltare in cuffia in modo da cogliere tutto l’arco stereofonico degli effetti, ma siamo ancora amici, no? Quindi pazienza, starò male fino a domattina, il vino no grazie ma va bene lo stesso essere qui con te.

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