a Milanoquattro stagioni (rossa)scripta manent

in prima linea

La fermata del tram coincide con un incrocio dal quale si imbocca una rotonda piuttosto grande e trafficata, capire la dinamica dei semafori non è un gioco da ragazzi, probabilmente nemmeno da tramvieri, sicuramente non da passeggeri. Un ragazzo un po’ strambo occupa quasi due posti sulla panca di legno con il suo giubbotto overzsize e ascolta una radio commerciale a tutto volume dal telefonino, gli auricolari poco isolanti non lasciano dubbi. Ogni tanto risponde allo speaker guardando nel vuoto e parlando a voce alta, ma se non gli fai caso potrebbe essere una persona qualunque intenta in una chiamata, le cose che dice non sfigurerebbero con un interlocutore dall’altra parte della conversazione.

Il tram è immobile da un paio di minuti buoni, dal bar di fronte alla fermata esce un signore vecchissimo ma distinto e, soprattutto, agile, che si affretta non appena nota il mezzo con le porte aperte e in pochi balzi attraversa il controviale, sale sul marciapiede e si aggrappa alla barra di sostegno dell’ingresso anteriore per tirarsi su. Una suora, che stanzia a fianco del conducente, gli porge la mano ma lui fa un inequivocabile cenno, no grazie me la cavo da solo e poi mai da una donna per giunta suora, affronta l’ultimo gradino alto quanto il doppio della sua falcata e si mette a sedere. Una signora di mezza età distoglie l’attenzione da uno spesso tomo nella cui lettura è immersa per seguire gli sviluppi, ma ha chiaro scritto nella sua espressione che è più forte di lei preoccuparsi di chi le sta intorno, chiederebbe ad ognuno se ha bisogno di qualcosa, e solo nel caso fosse tutto sotto controllo riprenderebbe a fare quello che stava facendo, ma lasciando una sonda in stand-by, pronta a cogliere eventuali anomalie.

Dal bar esce di gran carriera un giovane cameriere. Guarda alla sua destra, alla sua sinistra, poi si precipita anch’egli sul tram. “Avvocato, avvocato, il suo resto!”. L’anziano signore che non si è ancora ripreso dal gesto atletico si apre in un sorriso e tende il palmo a recuperare una manciata di monete dal ragazzo in maniche di camicia e grembiule. “Grazie, è stato gentilissimo”. Ma proprio in quell’istante il conducente chiude le porte e mette in marcia il veicolo. Il cameriere sorpreso dalla manovra improvvisa e dallo strattone fa un passo laterale per salvare l’equilibrio e soffocare la sorpresa per reagire avvisando qualcuno che lui è lì per caso, deve scendere, è senza biglietto. Ma è questione di un attimo, e il tram ha già oltrepassato l’incrocio con il suo eloquente scampanellio. A qualcuno scappa da ridere.

L’avvocato si rammarica del sacrificio del suo benefattore, che si è portato immediatamente all’uscita dopo aver prenotato la fermata, commentando l’accaduto alla persona seduta al suo fianco, un tizio sulla quarantina che ha appena estratto da una borsa un po’ malconcia una bomboniera in tulle arancione e cerca di districare il fiocco che la chiude. Quindi dipana l’incastro di veli colorati e si porta un confetto alla bocca, poi accenna di offrirne uno all’avvocato ma ci ripensa, probabilmente porta la dentiera, meglio non metterlo in imbarazzo.

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