alti e bassi di fedeltà sonora

non ci sono alternative

La discussione avviata su Facebook da Umberto Palazzo e ripresa da Inkiostro ha numerose chiavi di lettura. Emerge intanto un dato di fatto che riguarda lo scarso ricambio generazionale negli ultimi vent’anni. I nomi nuovi, nel senso in cui li intendiamo noi, sono davvero pochi e comunque si tratta di artisti già in giro da un po’ ma ancora nella fascia da 1.000 a 3.500 euro. D’altronde, seguire cantanti e band dal vivo è un passatempo sempre meno diffuso, ci sono attività di maggior interesse che hanno distratto quella fetta di popolazione italiana tradizionalmente giovane che segue la musica. Il dibattito dovrebbe riguardare intanto la qualità di tutti i nomi non presenti in quell’elenco, anche se sarebbe il caso di mettere in dubbio il valore di alcuni dei presenti. Poi perché il rock sia diventato meno appealing di tante altre cose, e musicisti e pubblico preferiscano di gran lunga fare altro, per esempio dedicarsi a hobby che riguardano cose come quella su cui sto scrivendo. Infine il lavoro della musica: al di fuori di questa schiera di eletti a malapena è possibile rientrare nelle spese per spostare corpi e strumenti e organizzare concerti, per poi frustrarsi davanti a poche decine di persone disinteressate, baristi esclusi. Altro che nicchia, meglio stare a casa e col PC acceso, perlomeno si resta al caldo.

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