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a casa loro

Dunque, ricapitolando, i romeni sono specializzati nei furti nelle ville e non vanno nemmeno troppo per il sottile con le donne. I rom ti tirano sotto con i SUV rubati che è un piacere e facilmente te li trovi in casa che ti portano via oggetti facili da rivendere, oro, piccola tecnologia. Mentre gli zingari ne costituiscono una variante e prendono anche i capi firmati, ma oltre a lavare vetri e chiedere elemosina, quando possono al supermercato rapiscono i bambini. Poi ci sono i nord-africani che spacciano e rubano autoradio, quando non addestrano terroristi. Gli africani invece occupano tradizionalmente il mercato (nero) della merce contraffatta, le borse di marca provenienti fresche di fabbricazione da Gomorra. I cinesi ti mettono nel piatto involtini scaduti provenienti dai container che sostano sotto il sole dei centri intermodali occupati in parte anche dai loro concittadini che, quando sopravvivono, vanno a prendere il posto e l’anagrafica dei clandestini che nel frattempo sono morti, ma raggiungono il top con l’omonimo ciarpame stipato in magazzini ubicati nelle chinatown di ogni città e cucito a mano in stabilimenti da connazionali soprattutto in età scolare, che lavorano diciotto ore al dì sotto il ricatto di strutture criminali super organizzate. Lato sfruttamento della prostituzione, il primato è sempre degli albanesi (quando non riempiono le fila in nero dell’edilizia) mentre si ha l’impressione di un calo delle nigeriane e relativi protettori. Russe e slave invece vanno a soddisfare un diverso target, più da club privée e circuiti vip e sono di difficile catalogazione. Chiudono i sudamericani, quelli più giovani, che si uniscono in bande che si menano tra di loro e non sarebbe un problema, se non che ogni tanto organizzano spedizioni di raccolta smartphone e gadget hi-tech contro i giovanissimi che aspettano di entrare in discoteca. Ecco, mi pare che la mappa sia completa. A dire il vero ci sono pure gli italiani che sono corrotti e corruttori sin nel dna e che fanno da cornice ma qui il discorso si fa lungo e articolato. Vedete, poi uno dice delle complessità che sono sempre maggiori e sempre in aumento, di come sia cambiata la società e perché noi si andava a scuola da soli già in seconda elementare mentre al giorno d’oggi li si accompagna fino in terza media, i nostri ragazzi. Dove è finito quel piccolo mondo antico in cui c’erano solo i tossici che scippavano le vecchiette e rubavano le bici in stazione?

3 pensieri su “a casa loro

  1. È vero che, statisticamente, esistono queste specializzazioni, queste spartizioni della torta. Però ti do ragione solo se all’aggettivo che identifica l’etnia premetti il termine “delinquente”. Così, giusto per non generalizzare.
    Per gli italiani forse però non è nemmeno necessario.

  2. ho messo solo insieme un po’ di cose che si sentono in giro, tutto qui, chiaro che non condivido le generalizzazioni. Non sopporto quando i giornalisti, per descrivere episodi di cronaca, mettono in rilievo la nazionalità.

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