alti e bassi di fedeltà sonorapezzi che avrei voluto comporre io

un segno dei tempi

Facile il gioco di parole per l’anniversario che si celebra domani, ben 25 anni dall’uscita dell’omonimo doppio LP di Prince, omonimo del titolo di questo post. Non sono il solo a dire che si tratta del migliore album di Prince, altri esagerando un po’ lo hanno eletto a miglior disco della decade, non scherziamo ma comunque si piazza in una posizione piuttosto alta. Il singolo che dà nome all’album è sicuramente un pezzo che mantiene inalterata la sua attualità e lo trovate qui sotto, seguito da una cover dei Simple Minds già in caduta libera che riportiamo alla luce dopo anni di arbitrario oscurantismo. In effetti non regge il confronto. Che tempi.

3 pensieri su “un segno dei tempi

  1. Prince, noto per scrivere in bimbominchiese, forse ante litteram.

    Oltre “Sign ‘o’ the time” è bello anche “Alphabet street”, con tutte le batterie finte, i pessimi suoni di chitarra amplificata tramite transistor e voci dei “Revolution” in sottofondo tra un brano e l’altro.

      1. Quella dappertutto, possibilmente facendola urlare attraverso un valvolare. Anche Tafkap le distorce, ma appunto attraverso transistor.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *