a Milanoquattro stagioni (rossa)

mentre pensavo al sogno che avevi fatto

La preoccupava il pensiero della vulnerabilità dei soggetti che stava contemplando, la serie di impiegate in fila sulla scala mobile prima e dopo di lei e il loro procedere omogeneo ed equidistante lungo lo spazio, come valigie fresche di approdo su un nastro trasportatore al ritiro bagagli di un aeroporto. Ma quando giungevano in vetta, il gradino che le aveva sorrette si appiattiva al livello del piano e veniva inghiottito nella parte invisibile al loop, le impiegate scattavano pronte lungo direttrici differenti come respinte da una forza contraria. Lei era l’intrusa ed era facile da riconoscere perché era molto più giovane delle compagne di salita e reggeva una borsa di tela con l’illustrazione di un teschio colorato a stelle e strisce, proprio come la bandiera americana. Da dietro un tecnico addetto alla riparazione dei display accompagnò il suo passaggio con un plateale gesto scaramantico interrotto dal disturbo del segnale video che riportò la sua attenzione all’intervento che stava cercando di portare a termine. Fuori c’era troppo sole, la ragazza dovette fare schermo con la mano libera dalla borsa macabra per proteggere gli occhi chiari affetti da fotosensibilità, e appena li rimise a fuoco notò il gruppo delle impiegate che si era ricomposto intorno a un tavolino all’aperto del bar tabacchi di fronte, ma forse non erano le stesse di prima.

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