numero civico

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Sono rientrato da un viaggio a Berlino con centinaia di foto tutte uguali, che mentre le facevo e non mi rendevo conto mi hanno sfidato a fare le stesse a Secondigliano o nella a me più vicina Quarto Oggiaro che sempre di edilizia popolare si tratta. Voglio vedere se in periferia a Milano faresti foto a palazzi così, mi hanno amichevolmente ammonito. Chiaro che si trattava di una figura retorica di cui ora mi sfugge il nome, perché gli appartamenti residenziali nei quartieri dell’ex Berlino Est sono ben altra cosa dalle aree dormitorio e dai sobborghi costruiti a opera delle cooperative multicolore durante la nostra guerra civile fredda di urbanizzazione che si è svolta negli scorsi decenni, almeno da queste parti. Non so, forse è che ci sembra che fuori sia tutto più bello. Che poi uno con tutte le foto che fa durante un viaggio o in vacanza riporta a casa con sé quello che più gli somiglia, se riesce a liberarsi il pensiero da quello che dev’essere immortalato per forza di cose perché parte dell’elenco degli imperdibili. Superato il livello base che è quello della posa dinanzi al monumento o al punto panoramico come prova dell’essere stato lì, riprendere la torre di Pisa o il mare della Tuerredda quando si possono trovare immagini mille volte più fedeli all’originale di quelle fatte da noi su cartoline, libri e ora in Internet, mi lascia un po’ perplesso. Soprattutto quando sei costretto a vederle stampate in album o sui computer degli altri, senza contare quelli che privi del minimo senso del pudore te le propongono direttamente sul cellulare o sul display della macchina fotografica come se nemmeno cogliere l’insieme, figuriamoci i dettagli, fosse sufficiente. Ma il fascino di quartieri come questi è fuori discussione, e provate a mettere da parte l’idea di annientamento della componente individuale con cui sono stati pensati. Non metto in dubbio che in un contesto di anomalia democratica vedersi in celle come queste poteva essere doppiamente frustrante, ma immaginateli in proiezione con quello che è accaduto dopo e il senso di libertà di poter anche scegliere di vivere in posto così, che nulla poi ti annienta l’individuale se una volta uscito di casa fai parte di una collettività che è stata capace di tanto. E voi, dite la verità, non ci abitereste?

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