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mettere in bolla il presente

Ma quanto è cambiato, se è cambiato, il nostro lavoro da quando abbiamo iniziato? Ne parlo con un amico con cui ho condiviso gli albori per poi intraprendere carriere diverse, e senza considerare la naturale evoluzione del percorso compiuto – ci diciamo – ci sono numerosi segnali da tenere in considerazione. Che poi parlare di naturale evoluzione oggi non ha più senso, non si entra più al piano più basso e si scala la gerarchia fino ai vertici per andare in pensione da manager come si faceva un tempo, questo perché non ci sono piani bassi, spesso non c’è gerarchia e nella maggior parte dei casi non ci sono nemmeno più le aziende, che nel frattempo cambiano nome e ragione sociale fino a farsi acquisire o controllare e poi chissà. Sempre che non vengano smantellate prima. Ma se ti va di culo e sei in una realtà più o meno resistente non c’è più quella tendenza per cui cresci e sgomiti per raggiungere il top.

Non per questo ci si annoia, dal punto di vista della messa in discussione della propria professionalità. Ci sono tecnologie sempre nuove, cambiano gli strumenti, cambiano gli uffici stessi che coincidono sempre più con casa propria, con il proprio dispositivo mobile o il laptop personale con cui ci si connette da casa. Se si resta a condividere spazi comuni in uffici più o meno distanti dalla propria abitazione, come fino a ora abbiamo fatto entrambi – io e l’amico con cui ho iniziato – ci troviamo sempre più in difficoltà a gestire persone perché sono le persone che sono diverse. Il project management come ce lo hanno insegnato, tenere il polso di un team di professionisti più o meno con esperienza per tirare le fila a un certo punto del lavoro di tutti per confezionare il prodotto e metterlo in mano al cliente, anche questo non esiste più. Ci siamo con fatica abituati a controllare da zero la filiera produttiva, a partire dalla grammatica, dalle operazioni elementari (proprio le operazioni di aritmetica), dai principi basilari di leggibilità, di gusto estetico e di usabilità perché il ciclo di vita dei prodotti, sempre più ridotto, non giustifica un budget per personale completo, dove per completo avete capito che cosa intendo. Dare per scontato un livello base di tutto non è più così scontato, e non è il refuso o l’errore o la svista che a furia di lavorare con scadenze vertiginose scappa anche ai più esperti. Ecco dove è cambiato il nostro lavoro, non c’è più spazio per la nostra rigidità nei confronti di una forma mentis a cui non siamo avvezzi, e anche questo è un tipo di flessibilità: dobbiamo saper allargare le maglie delle aspettative sulla qualità e liberarci dell’ideale di un modello onnicomprensivo, che sa troppo di chiuso per essere vendibile. E giunti a questa conclusione io e l’amico con cui ho iniziato ci guardiamo come a dirci che nessuno dei due in fondo ci crede, e che quell’odore di chiuso è in realtà una vera e propria puzza di new economy, di quella d’annata.

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