a Milanoquattro stagioni (rossa)

reloaded

È bello perché tutto quello che ti sta intorno va fuori fuoco e l’unica figura nitida del quadro sei tu, su un triangolo di marciapiede mentre ruoti su te stessa parlando al telefono. Potremmo essere a quel punto delle storie al cinema in cui tutto si risolve, parte il pezzo della colonna sonora che con il subwoofer del dolby sorround ti si rizzano persino le sopracciglia dall’emozione che altro che i sedili che vibrano nelle sale 3D con l’effetto presenza. Tu sei la protagonista a cui chissà quale sceneggiatore ha concesso l’intervento diretto del deus ex machina che ha composto il tuo numero e si è messo in contatto proprio quando serviva, e si vede mentre giri in tondo e tieni a bada con la mano libera il soprabito écru che altrimenti vola con il vento che quella è una danza che accompagna la tua vita quando si mischia a quello che aspettavi. Una promozione, un amore, un colloquio andato a buon fine, una persona che non sentivi da tempo e ora scopri che ce l’ha fatta. L’audio si sente male, da qui, ma è facile da immaginare. È comunque l’inizio di una cosa nuova, c’è il traffico e il semaforo che diventa rosso e poi verde e poi ancora rosso, ci sono comparse che scorrono indefinite attraverso una manciata di fotogrammi che anticipano il sequel di sicuro successo.

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