alti e bassi di fedeltà sonoraSpazio Pour Parler

ce l’hai scritto in faccia

Quella volta in cui ci è venuto l’istinto di rubare per amore, è stato per amore della musica. E l’amor proprio misto all’amore vicendevole ci ha fermato qualche metro prima del crimine ma poi quante volte ci siamo chiesti se l’avremmo fatto sul serio. È che quando suoni hai pochi soldi, se hai pochi soldi non puoi permetterti certe cose che ti fanno salire di livello come strumenti musicali, amplificatori, accessori e studi di registrazione. Se vuoi farti i soldi devi lavorare, e se lavori non hai tempo per suonare, se non suoni non componi musica e la questione finisce lì come per milioni di altri artisti o aspiranti tali al mondo. Così sei tentato dalle scorciatoie, ma non quelle che servono per diventare milionario e scappare su un’isola dei Caraibi. Bastano quei quattro soldi per avere la base sufficiente a esprimerti. Gli strumenti fanno la differenza. E quella volta in cui ci è venuto l’istinto di rubare per amore, ed è stato per amore della musica, è accaduto una serata d’estate durante uno spettacolo all’aperto.

Al parco comunale c’era un evento e non ricordo nemmeno più cosa fosse. L’ospite era Joe Squillo che già non se la filava più nessuno, questo per farvi capire quale fosse il budget degli organizzatori e il livello. Joe Squillo suonava in playback e aveva il suo gruppo che faceva finta come tutti quelli che suonano in playback. Il tastierista si dava da fare dietro a un DX7 nuova serie, quelli splittabili con il floppy disk per caricare e salvare suoni e patch. Faceva ridere perché non era nemmeno collegato, e per gli addetti ai lavori come noi era un’ingenuità imperdonabile. Già il playback è poco serio, almeno cerca di dare una parvenza di impegno nel mistificare la truffa. Insomma che la performance finisce e si sgombera il palco per lasciar posto a una esibizione di body building. Il DX7 viene accantonato sotto le scalette di accesso ai lati del palco. Così, novelli Bonnie e Clyde con la passione per i synth, ci scambiamo un’occhiata di intesa e ci appropinquiamo.

Non siamo due ladri, ma la tentazione ti ci porta, lo dice il proverbio stesso. Il DX7 è in un punto buio, ci sono alberi e la zona è trascurata. Gli addetti al service e il direttore di palco sono tutti su a godersi la carnazza maschile e femminile tutta sberluccicante di olio. Ci avviciniamo e il synth ora è proprio a due passi, basterebbe essere scaltri, rapirlo come se si fosse due roadies e via, la macchina è lì vicino e da domani si suona con il DX7. Ma nessuno dei due vuole fare la prima mossa, così perdiamo l’attimo perfetto e, allontanandoci dalle quinte,ci diciamo con un sospiro che il crimine non paga. Mesi dopo, in un programma di video musicali, notiamo la partecipazione di  un certo Charlie che canta una roba tra la discoteca e il pop demenziale intitolata “Faccia da pirla”. Ed è proprio quella faccia da pirla che riconosciamo, lui è uno di quelli del gruppo il cui  tastierista prendeva a manate il DX7 sul playback dei pezzi di Joe Squillo, e la prima cosa che ci viene da pensare è che uno così il furto di un synth se lo meritava alla grande, magari gli avrebbe giustamente interrotto la carriera in tempo.

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