duepuntozero, tecnologia e altri incidenti

superiori

Facciamo fatica, io e il mio collega, a tenere il passo del prof di telecomunicazioni e il suo assistente che percorrono a veloci e ampie falcate i corridoi dell’istituto professionale che stiamo visitando con l’obiettivo di intervistare il gruppo di docenti protagonista dell’allestimento di un vera e propria palestra per giovani smanettoni e esperti di networking. Di questi tempi, viste le risorse della scuola pubblica, gli insegnanti che mettono del proprio extra sono encomiabili, noi cerchiamo di dar loro un minimo di gratificazione per lo sforzo di catalizzare l’interesse dei ragazzi verso la tecnologia e instradarlo verso finalità professionali. Internet non è solo gioco, entertainment e pornografia.

L’assistente regge un portatile sulla mano destra come i camerieri portano i vassoi colmi di bicchieri da cocktail ai tavoli, mi stupisce il fenomenale mix di forze fisiche ed equilibrio tra corpi per cui la velocità di avanzamento + inclinazione del corpo = attrito dello schermo del laptop tanto che malgrado il passo dinoccolato e altalenante il pc non sembra proprio inclinarsi di un millimetro. Lo scopo di quella volata è dimostrarmi la potenza del segnale wireless in ogni parte dell’edificio scolastico, cortile compreso. A nulla è valso l’essermi dimostrato piacevolmente stupito. Il prof ha anche sentito il bisogno di farmi toccare con mano l’efficacia del roaming: appena si esce dalla copertura di un access point si passa automaticante alla zona di competenza di quello adiacente senza perdere la connessione. Davvero impressionante, nel 2012 (spero traspaia l’ironia). E la cosa che mi colpisce infatti non è certo la componente tecnologica.

Mentre avanziamo per i corridoi, è l’ora dell’intervallo, i ragazzi non si sottraggono a qualche battuta con il prof, lo salutano e scherzano e lui risponde sempre a tono, fa le battute, canzona questo e finge di rimproverare quell’altro. Alcuni si accodano formando una sorta di processione che celebra l’Internet gratuita in un istituto scolastico e i sistemi open source di gestione del tutto, nessun brand che sponsorizza l’iniziativa, nessun sistema operativo che impone aggiornamenti costosi e vincolanti, solo la buona volontà di docenti, studenti e personale amministrativo che hanno dedicato il loro tempo libero alla causa comune. I ragazzi che si trovano di loro spontanea volontà anche nelle ore pomeridiane e sfruttano le risorse della scuola. La tecnologia pubblica per il bene di tutti.

Così rimango stupito del fatto che il prof, terminato il tour della connessione permanente, mi dice che siamo fortunati noi della comunicazione, che facciamo un bel lavoro. Io gli dico che farei cambio immediatamente con il suo, di mestiere. Mi limito a ricordargli la ricchezza umana che hanno intorno, l’entusiasmo che nessun ministro o nessuna riforma potranno mai soffocare in una struttura così vivace, e che sono loro, gli insegnanti e la loro proattività, una delle poche speranze che questo paese abbia un futuro. Di ritorno il prof e il suo assistente mi guardano e sorridono a metà perché un po’ lo sanno, e un po’ sanno che non glielo ricorda mai nessuno.

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