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il popolo nella notte

C’era un programma ieri su MTV in tarda serata dal titolo Movida o qualcosa del genere, un nome che lascia intendere inequivocabilmente l’argomento: vita notturna in alcune grandi città del calibro di Torino, Bologna e Roma. Forse c’era anche altro, non saprei, non l’ho seguito tutto. Il focus era la vita notturna intorno al cosiddetto nightclubbing, quindi non proprio gli impasticcati nella disco ma tanto tanto alcol e musica meno smaccatamente commerciale. Il vu-gei si accompagnava ad alcuni anfitrioni che gli mostravano i locali, i quartieri più vivi, poi tutti in casa dall’amico per un bicchiere e poi così via fino alla mattina e per chi non è ancora stanco c’è pure l’afterhours fino a mezzodì. Nella città più all’avanguardia di tutte, il capoluogo piemontese, addirittura una street parade con i carri techno e folle di ballerini di strada e un’esibizione dei Motel Connection ciascuno a un davanzale di un palazzo e sotto i fans saltellanti a ritmo. Poi le ragazze di Bologna che si rammaricano del fatto che la loro città non è più il centro della cultura giovanile come una volta, che non ci sono investimenti pubblici, che le istituzioni non favoriscono la street art ma anzi coprono i graffiti e via così, avete capito l’antifona. Chiaro che qualcuno dovrebbe avvertire quei ragazzi che in tempi di spending review, patti di stabilità e varie vicissitudini la cultura purtroppo finisce in posizioni infelici nella lista delle priorità degli enti locali. Ma non è questo il punto. Il più giovane degli anfitrioni intervistati se non sbaglio aveva 29 anni. Ho visto adulti di 31, 34, 38 anni preoccuparsi di questo o quel locale con long drink in mano e tirar tardi come se non ci fosse un domani, che poi è vero che un domani non c’è però ho pensato che ci sono posti dove fanno le stesse cose che ho visto fare in quel programma di MTV a Torino, Bologna e Roma, ma le fanno a 16, 18 o 20 anni. Poi li incontri in vacanza, perché è l’unica occasione in cui ti misuri con tedeschi e francesi, e i coetanei dei protagonisti della nostra movida portano in campeggio i loro due tre o quattro figli. Ho pensato a questo paragone che non ci rende merito, proprio no, ho spento la tv e ho detto a mia moglie che non mi riconoscevo più nella società. Ho reagito come avrebbe potuto reagire mio nonno nel 1977 di fronte a un punk con la spilla da balia piantata nella guancia. Ecco, mi sono sentito vecchio. E come se non bastasse stamattina ho incrociato una ragazza, una ragazza dai capelli grigi come i miei, che sfoggiava un vistoso tatuaggio sull’avambraccio con la scritta “proud to be vegan”. L’abbiamo presa bene, volevo dirle. L’abbiamo presa bene, in mancanza di alternative abbiamo tirato fuori l’orgoglio.

3 pensieri su “il popolo nella notte

  1. Non c’è niente di male nel non sentirsi più giovani se non lo si è più effettivamente, se c’è una piaga della nostra società e del nostro paese in particolare, è l’infantilismo. Negli uomini poi, tutto ciò è patetico. Quando mi danno del giovane, a 41 anni appena compiuti, mi incazzo. A me per esempio, di andar per concerti non frega più nulla, tanto per dirne una. Ma sembra una bestemmia se lo dici a qualcuno. Sul “proud to be vegan”, scusa se mi autocito:
    http://sogliadiattenzione.wordpress.com/2011/05/17/soglia-contro-vega/

  2. ecco, per dirne una… ma questa è una piaga non solo dei concerti, ma di qualunque evento. qualche sera fa all’art night, a venezia, durante la lettura fatta da ottavia piccolo delle poesie della szymborska, ero circondato da gente che riprendeva coi cellulari. nessuno guarda più se non attraverso uno schermo (hai presente i ciccioni di wall-e? ecco). nessuno è mai in situazione. e nessuno fa affidamento più sulla propria memoria.

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