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la società liquida

Ora, Bauman può pensarla come vuole e chi sono io per affermare il contrario. Dico solo che in presenza di un certo tipo di contenuti fluidi occorre utilizzare contenitori adeguati. Perché poi capita di trovarsi in prossimità del bifolco di turno che si presenta all’accettazione del laboratorio analisi con una bottiglia piena fino all’orlo di un inequivocabile liquido giallognolo. Avete letto bene: una di quelle bottiglie con il tappo a molla, lo stesso tipo che mia nonna utilizzava per preparare l’idrolitina meglio nota nel lessico famigliare come acqua di Vichy. Ma tornando in fila nel nostro ambulatorio, io ho il numero 21 quindi ho giusto il tempo per raccogliere queste impressioni, questo tizio è palesemente sorpreso del fatto che l’impiegata dietro lo sportello con tanto di protezione profilattica in plexiglass lo stia riprendendo. Metta via quel coso, gli dice. Ci vogliono i recipienti asettici e soprattutto non occorre raccogliere così tanta urina. Come ha fatto a riempire una bottiglia, gli chiede. Ho bevuto tutto ieri sera e stanotte mi sono alzato più volte, il bifolco rassicura così l’addetta al pagamento del ticket dall’altra parte e sé stesso di qui, tra il pubblico ludibrio che si dipana oltre la linea gialla, e rinfodera i suoi effluvi nella borsa blu della spesa, un modello di sacchetto peraltro a oggi fuorilegge.

Ma non è tutto, perché mentre accade tutto questo poco più in là ecco invece uno stolto che, volendo estrarre il libro dalla borsa per ingannare il tempo di attesa, si accorge che malgrado abbia utilizzato un contenitore omologato e conforme a differenza del bifolco che stava compatendo, questo non ha retto il percorso in bicicletta, o molto più facilmente lo stolto – che guarda caso ha anch’egli il numero 21 proprio come me, che combinazione – non ha assicurato bene la chiusura ermetica, pubblicizzata anche sulla confezione ora ridotta a una fase intermedia di cartapesta. Stamane non c’è proprio di che annoiarsi, in coda al laboratorio analisi. E per fortuna ne è rimasta un po’ dentro, pensa tra sé lo stolto maledicendo sé stesso e cercando la commiserazione di chi è immerso nelle proprie, di preoccupazioni, chissà se più urgenti o meno. Dettagli impossibili da sapersi, ognuno occulta come può l’impegnativa del medico per tutelare al meglio la propria privacy, come se la missione dell’umanità fosse quella di spiare i valori del colesterolo altrui o risalire a quale disturbo possa soffrire qualcuno in base alla presenza nella lista dei test da effettuare di transaminasi o billirubina. A malapena siamo in grado di raccogliere la nostra pipì. E per scrupolo, non conoscendo la quantità necessaria per il corretto svolgimento dell’esame, il nostro numero 21, giunto il suo momento, mette al corrente l’infermiera dell’incidente di percorso per rompere il ghiaccio mentre lei con fare esperto cerca di trovare una vena sufficientemente visibile e adatta allo scopo. L’infermiera butta un occhio sul livello del liquido e tranquillizza il paziente con un più che eloquente “ciumbia!”.

6 pensieri su “la società liquida

      1. Non ti racconto cosa è capitato a me per senso del pudore, ma centrano le stazioni, i bagni delle stazioni, la fretta nelle stazioni… e l’argomento, più o meno è quello.

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