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e l’ultimo chiuda la porta

Leggendo questo post di Melusina ho ripensato a quanto mi ha detto un’amica, cioè che se non fosse per la voglia di fuga del marito e dei figli lei trascorrerebbe luglio e agosto a casa a godersi “gli altri” in vacanza. A me le ferie invece piacciono poco perché poi finiscono e l’abitudine a una situazione piacevole ma circoscritta perde nel confronto con il ripristinarsi dell’ordinarietà, un argomento molto debole, lo so, perché poi ci sono quelli che addirittura dicono che la vita è così e secondo questo punto di vista allora uno non nasce nemmeno e io a quel punto tra me penso che be’, in effetti. Ma poi alla fine cerco di godermele più che posso e come ancora di salvezza, come obiettivo di sopravvivenza al rientro che per me è ai primi di settembre mi dico che a tre mesi ci sono le festività natalizie e ci si ferma di nuovo. Ma è lo stare ad aspettare che tutti siano via la cosa che ogni anno mi rattrista di più, presidiare una casella di posta che si riempie giorno dopo giorno di risposte automatiche, una sfilza di cartoline dagli uffici vuoti spedite da quel inconsistente alter ego virtuale che rimane negli spazi di lavoro abbandonati a sé stessi. E ancora una volta aspetto che escano tutti, controllerò sede per sede che i clienti siano davvero già partiti, inserirò l’allarme alla fine dei mesi produttivi e metterò una professionalità in stand-by, sempre con il dubbio che al rientro ci sia energia sufficiente a riaccendere tutto.

8 pensieri su “e l’ultimo chiuda la porta

  1. a me piacerebbe restare in città per portare a cena melusina e stare tutta la serata (beh, quasi tutta) a parlar di libri.

  2. sempre con il dubbio che al rientro ci sia energia sufficiente a riaccendere tutto
    Infatti, è questo che può risultare controproducente: abituarsi troppo bene a far nulla e poi doversi rigettare per forza nella mischia con meno voglia di prima (e anche meno efficienza). A me non succede perché in pratica, per un motivo o per l’altro, ma fondamentalmente perché ho una famiglia da accudire, daffare ne ho sempre 🙁

  3. Io amo l’estate in città, quando tutto é chiuso e l’umanitá é dimezzata. Poi, le ferie a giugno o settembre e cosí godo due volte della diversitá dal quotidiano. Ma non sempre é possibile

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