quattro stagioni (rossa)

se siamo così tanti ci sarà un motivo

Quello dell’invecchiare è un processo a cui nessuno di noi è abituato, questo paradossalmente perché ci investe sin dal primo istante di vita, ma gli stadi che si susseguono ci sono estranei perché non li abbiamo mai vissuti prima se non di esperienza riflessa. Quindi pensiamo di sapere come ci si comporta da ragazzini quando siamo bimbetti, come si fa a fare gli adulti da adolescenti, come saremo da anziani già da adesso. Così vederci riflessi negli altri che ci sono stati più o meno vicini in tutto questo percorso e vedere gli altri come non li avevamo visti mai mano a mano che questa via si dipana è quantomeno sorprendente, perché poi alla fine le persone, gli amici, i nostri cari sono sempre gli stessi ed è bello seguire questo gioco delle parti quando vedi qualcuno con frequenza ma a intervalli non vicinissimi e quindi ogni volta è una volta nuova in una reciproca epoca di vissuto. E credo che la magia che mantiene costante e vicendevole la voglia di conoscersi sempre più approfonditamente nei nuovi ruoli che con il tempo si acquisiscono – persone che diventano genitori, inquilini di una casa di proprietà, disoccupati, esperti degustatori di vini, vittime di lutti famigliari, riconosciute autorità nel proprio settore, emigranti poi ritornati e, valido per tutti, consapevoli portatori sani di capelli bianchi quando i capelli ci sono ancora – sia quello che nei manuali di saggezza popolare viene universalmente riconosciuto come una delle cose per le quali vale la pena vivere. Del resto non si potrebbe fare altrimenti. Oh be’ sì certo, uno può decidere che è meglio morire soli che male accompagnati. Ma noi che a scadenza regolare rinnoviamo l’iscrizione a questo club di massa degli animali sociali, finché ce ne sarà data la possibilità e ne avremo i requisiti, amiamo metterci intorno a un tavolo magari anche una volta ogni due o tre anni, e lì basta poco per ristabilire i punti di contatto e tutto quello che precedentemente si è costruito insieme e che con il tempo è diventato patrimonio comune. Poi ci si guarda negli occhi mentre a turno ciascuno di noi parla e racconta e ride, ed è semplice rivedere accesa la stessa luce che ci ha consentito di unire gli spiriti non si sa bene quanto ma tanto tempo fa, e malgrado involucri sempre in mutamento – chi meglio e chi peggio – basta poco ed ecco che lì dentro si trova la stessa materia prima, ogni volta, in quantità inesauribile.

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