quattro stagioni (rossa)

quando arrivi non chiamarmi, mi faccio vivo io

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E così da oggi rimanete solo in due. La più grande, che ne ha fatti novanta, e la più piccola, che ne ha settantacinque. Le due sorelle e il fratello che c’erano in mezzo a uno a uno vi hanno lasciate lì ai lati come quando ai bambini cadono i denti da latte e ne restano due distanti a presidiare la parte di gengiva interna a loro. Ma si tratta di un vuoto apparente perché comunque siete abituate a tendervi la mano per saltare l’una dalla parte dell’altra a seconda della necessità del momento, come si aiuta qualcuno quando deve scavalcare una pozzanghera per non inzaccherarsi le scarpe della festa. Da una parte, quella della primogenita, c’è lo stupore persino di dire in giro l’età che si è raggiunta e in quello stato di salute, la pelle di una bambina, la testa di una adulta, la sobrietà di una mamma, la premura di una nonna. Dalla parte della più piccola dei cinque figli non è così, la vecchiaia ha portato con sé l’incancrenirsi di problemi mai risolti e tutta una serie di angosce che nessuno, a quell’età, si meriterebbe. Ma, come si dice, finché c’è la salute. E da entrambi i lati del varco che proprio questa mattina si è aperto di una porzione in più, forse il sentirsi mancare la presenza delle posizioni a fianco delle vostre, tutte le pedine che cadono lasciando la vita sempre più rada di relazioni strette, fa passare gli eccessi degli stati d’animo con maggior facilità. Il troppo caldo di quello che è stato nascere e vivere e il troppo freddo di quello che sarà il vivere e poi non diciamo nemmeno il nome quella cosa così ingiusta, che ti prende anche quando non hai risolto una discussione la mattina, magari hai dimenticato una luce accesa in casa, e la sera nessuno ti rivede più. O tutta quella serie di derive preparatorie che ti lasciano poi gli ultimi giorni addormentato in attesa di svegliarti da un’altra parte che non è la nostra, quella di chi ti parla sapendo che non ci senti più. E niente, solo un saluto a tutte le famiglie che erano numerose di qua e chissà, stanno aspettando altrove di riunirsi e chissà come, se tutti bambini, tutti adulti o come come vorremmo fosse per sempre la nostra famiglia o tutti come nell’ultimo istante vissuto – speriamo di no – o tutti soffi d’aria al profumo di pelle abbronzata dopo una giornata di sole.

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