partiti e poi tornati

noi del conseguimento della maggiore età

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Ieri pomeriggio ho sentito un’ascoltatrice di Radio Popolare intervenire telefonicamente e confidare in diretta ai conduttori della maratona post-elettorale un’impressione sul voto. Per spiegare il suo sconforto ha confessato di provare una sensazione come di sentirsi circondata da adolescenti e anziani. Una metafora, chiaro, che vuole descrivere il senso di disagio in una società composta prevalentemente di elettori con un approccio alla politica acerbo e per questo pieno all’eccesso di entusiasmo da una parte. Dall’altra una massa di consumati votanti seriali, che pensano che sia meglio così che sparigliare le carte e che, messo al sicuro il proprio benessere previdenziale, è bene non scombinare lo status quo.

Ecco, io ho interpretato così il suo punto di vista, perché credo che la donna ospite del microfono aperto intendesse più una visione in senso proprio del suo ragionamento. Ovvero ho inteso che da una parte ci sia davvero una moltitudine di giovani votati al rigetto del passato a tutti i costi e, dall’altra, una pletora di Cocoon pronti a tenersi stretti la pensione il più possibile sotto l’influsso del fascino del sempreverde pusher di sogni al Cialis. Un dualismo corrispondente, mi sembra chiaro, al M5S di qua e al PDL di là che riflette a sua volta anche una appartenenza generazionale, un punto però sul quale non mi trovo molto d’accordo. Gente che passa troppo tempo su Facebook versus gente che guarda troppa TV e televendite.

In questo equilibrio estremamente pericoloso, l'”io sono qui” sostenuto dall’ascoltatrice che si è prestata a dire la sua suona un po’ consumato come i punti sulle mappe corrispondenti alla stazione della metropolitana in cui ci si trova e che si consultano con l’espressione interrogativa, che a furia di indicare con le dita hanno perso tutto l’inchiostro lì dove stai cercando e se non sei del posto non vedi il nome e ci metti un bel po’ per orientarti sulla cartina.

Intanto, comunque, fermo subito te che mi stai per dire che invece è bello che i giovani siano tornati a vivere un movimento con la passione, che si tratta di una forza rigeneratrice per il paese perché basta con i politici di professione e le scie chimiche. Nel senso che potrei anche essere d’accordo, ma il problema è che non puoi fare un discorso così se dall’altra parte c’è un lupo cattivo e sgamatissimo e pronto a mangiarti in un sol boccone, questo anche se non sei vestito di rosso. A tutti noi persone di mezza età piacerebbe tornare a fare la politica scavezzacollo dei più giovani se il confronto non fosse viziato dalla slealtà della controparte.

Mi trovo così d’accordo nel sostenere la tesi dell’elettore maturo e di quello immaturo. Ma senza offesa, eh, io parlo in senso traslato. L’elettore maturo riconosce che il macro-problema è affrontabile solo se suddiviso in più problemi a dimensione umana. Il primo ha un nome e un cognome e un disinibito consumo di Viagra. Quindi si comincia con il superamento di questo ostacolo con il voto alla forza contrapposta che ha maggiormente i numeri per superarlo.

Il voto immaturo invece è quello che ha consegnato la Lombardia a Roberto Maroni in nome dei propri feromoni anarcoidi al limite del trollaggio. Mi spiace concludere questa riflessione confermando che, alla fine della fiera, l’elettore maturo sono io. Così aggiungerò ancora un paio di righe per distrarre la vostra attenzione da una dichiarazione così poco umile, in perfetta linea con un partito che probabilmente non c’entra più nulla con la realtà che lo circonda ma che è bello raccontarselo perché poi qualcuno lo legge, ci pensa e capisce quanti anni abbiamo noi che pensiamo che la realpolitik e il suo principale sostenitore dovrebbero avere più dignità, in questo paese, con la sua presunzione.

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