quattro stagioni (rossa)

ciao papà, vedi che a differenza tua me la cavo da sola?

Le giornate non iniziano con il verso giusto quando trascorri la notte lavorando. Ma no, non avete capito. Non intendevo fare il turno come in ospedale o negli impianti industriali a ciclo continuo, che poi smonti e hai quelle poche ore di recupero per reimpadronirti di te e della tua vita privata per poi essere pronto a tornare sul posto di lavoro. Mi riferivo a quando passi una parte del tempo dedicato al sonno a interpretare situazioni professionali secondo il mood onirico con uno spesso strato di coscienza attiva che fa da bordone e che è pronta a metterti di fronte alle tue responsabilità. Come a dire che sì, stai vivendo una situazione paradossale perché sei nel bel mezzo di un incubo, ma attenzione perché la realtà, con tutte le cose che ti aspettano, non è da meno. Poi subentrano le ore immediatamente precedenti all’alba, quelle in cui se hai la sfortuna come me di avere animali domestici sono quelle in cui si alternano fasi di sonno leggero a tentativi di convincimento altrui che va tutto bene, che non è il caso di raspare contro stipiti o l’imbottitura del letto perché si può resistere ancora un po’ a stomaco vuoto, in questa casa non è mai morto nessuno di fame. Ed ecco l’aggravarsi della situazione. Oltre alle incombenze che si rovesciano su noi poveri impiegati come se qualcuno appollaiato sopra stesse scuotendo un’agenda e gli impegni, acuminati come souvenir di chiese gotiche, ci cadessero addosso senza rispettare alcun ordine cronologico, ecco l’approssimarsi della musica in testa. Che se in condizioni normali costituisce un lieto diversivo da accompagnare a ritmo con il proprio passo o da fischiettare sotto la doccia, la mattina sortisce un effetto di soffocamento del resto dei pensieri. Se sapessi disegnare, illustrerei la sensazione risultante come una pozza di acqua (la mente) sommersa di schiuma livida e inquinante (la musica in testa) su cui galleggiano rifiuti non biodegradabili come bottiglie di plastica vuote di olio per motori (gli impegni professionali del dì). Se sei fortunato è una delle canzoni che preferisci e alle quali leghi bei ricordi. Se sei invece in balìa del destino, ti capita come a me e ti devi trascinare per almeno un’ora con Scream and Shout di will.i.am ft. Britney Spears, giusto perché mia figlia, ieri sera, mi ha fatto vedere il video prima di coricarmi. La stessa figlia che  stamani poi mi ha chiesto un bacio prima di uscire di casa da sola, bardata per il freddo che non si capisce quando finirà, con lo zaino per la scuola sulle spalle e quello per lo yoga sul davanti, con l’ombrello perché piove e il cappellino di lana, pronta a scendere sotto ad aspettare la compagna di classe la cui madre accompagnerà entrambe. Sono i momenti in cui penso che ci vorrebbe una seconda macchina. Ma, e torno a ripeterlo all’infinito, noi adulti non ci possiamo permettere l’autocommiserazione. E io, a dirla tutta, nemmeno l’auto. Tout-court.

10 pensieri su “ciao papà, vedi che a differenza tua me la cavo da sola?

  1. Ah quindi e’ ufficiale, le maledette canzoni si formano presto presto al mattino. Ne avevo il sentore. In tedesco il fenomeno si chiama Ohrwurm, verme dell’orecchio.

  2. Si, la lingua tedesca ha sovente queste definizioni geniali. Una parola per esempio che trovo perfetta e’ fremdschämen, cioe’ l’imbarazzo che si prova per il comportamento altrui: ich schäme mich fremd, per esempio, ad ogni esternazione di Giovanardi. Anche la piu’ nota Schadenfreude, cioe’ il gioire per le disgrazie altrui, rende bene l’idea di un concetto che in altre culture, come la nostra ipocrita e cattolica, non viene esplicitamente espresso.

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