partiti e poi tornati

sottosottosegretari

Lo sconcerto che si legge da più fonti circa l’inevitabile deriva che l’esecutivo più #governolettico della terza repubblica testé nata sta prendendo fa venir voglia a molti di mettere mano alla propria tecnica di storytelling e scrivere nero su bianco una sorta di “Governo di larghe intese per dummies”, un pratico e accurato manuale di sopravvivenza perché tutto quello che, almeno a livello diciamo ideologico ma mi verrebbe più da scrivere grottesco, si pensa possa succedere alla fine si avvera sul serio. Pensate alla cosa peggiore, al compromesso più paradossale, al personaggio meno presentabile, alla visione più retrograda. Ecco, state certi che domani o dopo o la settimana prossima arriverà proprio quella notizia e saremo qui ancora a manifestare inutilmente il nostro sdegno, a postare rabbia su Facebook, a tuittare sarcasmo fuori luogo. E ve lo dice un sostenitore accanito della realpolitik, dell’equivalente del “basta che respiri” partitico, e cioè che ci sia una parvenza di progressismo e di sinistra in un qualcosa al governo. Ma no, così non può funzionare e ne siamo tutti convinti ma non diciamocelo più, non ripetiamocelo come un mantra perché, come sapete, raccontarcelo tra di noi non serve a nulla. Non sono io quello da convincere. Governo Letta, il governo che rappresenta tutti ma che non piace a nessuno.

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