quattro stagioni (rossa)

il carciofo ne è la metafora, buono anche se spinoso

Nessuno ha più voglia di fare le cose che dovrebbe. I bambini devi chiamarli una, poi due, poi tre volte fino a buttarli già dal letto e a quel punto se la prendono con te. Che tu sia il papà o sia la mamma non sanno che non è colpa tua se comunque qualcuno deve andare a scuola. Sciabattano fino a tavola dove sbattono i pugni con il rischio di rovesciare la colazione perché basta, sono stanchi, non ne possono più dei compiti e dello sport due o tre volte a settimana e tutto il resto. Svegliarsi è di per sé un trauma perché ci si sottrae a un mai sufficientemente dimostrato stato di beatitudine profonda, figurati poi se in cambio ti aspetta la condizione opposta, quella con gli occhi aperti e con l’abbonamento del treno da fare e con le scadenze irrazionali dei clienti di un’agenzia di marketing. E infatti pure i genitori ne hanno le palle piene ma non se lo possono permettere, anche se a volte sarebbe bello poter reagire come loro, come i bambini dico. Rifiutandosi di entrare in ufficio anzi proprio non uscendo nemmeno di casa, rimanendo sotto le lenzuola tra lo sbigottimento degli altri componenti della famiglia, animali domestici compresi. Ecco, oggi non ci voglio andare, ma nemmeno domani, ma nemmeno mai più. Tra poco saremo qui a lamentarci del caldo e altre settimane scivoleranno via tra le falangi delle nostre mani prodighe di tempo con la complicità dei temporali di agosto che prenderanno il posto dei temporali di luglio che già si erano succeduti a quelli di giugno subentrati agli acquazzoni di maggio che avevamo trovato dopo le piogge di aprile che finalmente avevano preannunciato il cambio di stagione dopo il brutto tempo che ha fatto in marzo e, ancora prima, in febbraio. Lo so, non ditemi nulla, ma qualcuno almeno ci lasci lo spazio per l’assestamento, mica siamo salamandre. Anzi, mica siamo macchine che fanno la ruggine nell’umido e non ne puoi avvicinare la superficie metallica sotto il sole. Dopo chissà quanto millenni di evoluzione siamo ancora qui a crogiolarci nel torpore dell’autocommiserazione, domandandoci chi ha inventato un’economia così a nostro sfavore che ci fa trascorrere ore in uffici surriscaldati con i piedi che ribollono senza tregua, e che vorresti metterli in una bacinella d’acqua, chiudere gli occhi e per un istante essere al largo di chissà quale costa di dubbia balneabilità ma così conveniente su Groupon. Non so voi ma io domani ci provo. Zittisco la sveglia e aspetto che sia mia figlia a chiamarmi una, poi due, poi tre volte fino a quando mi butterà giù dal letto, e farò così per i prossimi ventiquattro anni, a meno di non riscattare quelli dell’università ai fini pensionistici ma non so se ho risparmiato abbastanza.

Un pensiero su “il carciofo ne è la metafora, buono anche se spinoso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.