post che capisco solo ioquattro stagioni (rossa)Spazio Pour Parler

spazio 1999

Tutti si chiedono come sarà la vita nel duemila. Quali attori saranno sulla cresta dell’onda e se ci  nutriremo di pillole e di cibi liofilizzati come vaticinano i registi della fantascienza. Se ci saranno alieni a insegnarci come eleggere i nostri rappresentanti o se sarà giusto o no espellere quelli che non stanno ai patti nei movimenti di riscossa popolare, magari con sistemi inutilmente innovativi. Sta di fatto che nessuno crede che le grandi questioni che affliggono l’umanità potranno essere risolte. Non aspettatevi quindi che il trentun dicembre del novantanove sarà l’ultimo giorno utile per le miserie, le lotte fratricide e le guerre, i disastri ambientali, gli incidenti sul lavoro, il terrorismo, la maleducazione o il cattivo gusto di certa gente. I nostri antenati, all’alba del ventesimo secolo, anche loro erano pieni di speranze e non potevano certo immaginare che stesse per cominciare un periodo così contraddittorio, denso di grandi scoperte ma anche di tragedie. Il microchip e l’olocausto.

Ciascuno di noi però spera che il solo fatto che esista un futuro, almeno questo auguriamocelo, permetta di riporre nel domani ogni desiderio di rivalsa o di progresso, perché è così che funziona. Le cose, come le lancette, vanno per forza in avanti e nessuno sarebbe disposto a rinunciare a conquiste quali la libertà dalle schiavitù vere o metaforiche, il presidenzialismo e il sistema democratico o la sanità pubblica solo per un capriccio, per una moda, per un cambiamento fine a sé stesso.

Proviamo a immaginare un giorno qualsiasi del duemila, tiriamo a sorte aprendo un libro dove capita. Sommando il numero delle pagine con lo stesso meccanismo con cui certe prof di matematica alla fine simulano la casualità per interrogare sempre gli stessi scansafatiche capelloni, ecco che è venuto l’undici maggio duemila e tredici. Facciamo un gioco. Dove vi immaginate l’undici maggio duemila e tredici? Come sarete e con chi sarete in quello che sarà un giorno qualunque, come oggi e come tutti gli altri undici maggi della storia (lo so che i mesi non si mettono al plurale ma lasciatemi sperimentare un po’ di avanguardie che forse sono anticipi dei trend del duemila) da quando le cose funzionano come sappiamo, con il sole che sorge, la terra che ruota e così via.

Ecco, io mi immagino quel giorno, seduto sugli spalti della palestra di una scuola elementare, c’è mia figlia – che nascerà probabilmente nel 2004 – che gioca un torneo di pallavolo, è ancora piccola e la formula è quella dei più incontri tra formazioni di tre giocatrici. So che devo prepararmi psicologicamente, tra tempi di attesa e gioco l’unica forza al trovare interesse nello spettacolo è l’abnegazione genitoriale, questo non lo dico solo io.

Sono seduto sugli spalti e non so se essere più sbigottito dalle scarpe indossate dalle persone che sono intorno a me o dal fatto che il genere umano abbia trovato un sistema elettronico attraverso il quale incanalare parte della sua rabbia ignorante e dargli voce, tanto che giornalisti e intellettuali vi sfuggono come una volta gli aristocratici si tenevano alla larga dalle bettole e dalle piazze. Questo è ciò che dicono i quotidiani di quel giorno che deve ancora venire.

Ho con me un coso a cui, dal passato, chiaramente non riesco a dare un nome né a descriverne nel dettaglio la composizione ma so che, con quel coso, posso fare delle fotografie e condividerle all’istante con migliaia di persone. Così per evitare di insultare l’allenatore e prendermela con il sistema che ha organizzato in modo pessimo quel mini-torneo a dimostrazione che la cura per tutto ciò che riguarda i bambini è latente in ogni periodo storico – un tempo a sei anni si costringevano i minori a scavare in miniera, oggi chi è preposto all’educazione dei tuoi figli pur pagato si ricorda a malapena il loro nome – ho il presentimento che con quel coso mi metterò a fare foto alle scarpe che le mamme delle compagne e delle avversarie della squadra di mia figlia indossano e le pubblicherò su una specie di bacheca virtuale, alla mercé di una comunità di stronzi come il sottoscritto che vedono la deriva sociale soprattutto negli inutili ghirigori tatuati che le stesse mamme sfoggiano sui piedi. Ma chissà, forse l’undici maggio duemila e tredici non sarà così, noi quattro gatti del PD saremo su Marte a misurare le dinamiche sociali degli extraterrestri – che ci sembreranno tamarri tanto quanto gli italiani – con la nostra presunta superiorità morale ed estetica, che alla lunga però stufa soprattutto in assenza di gravità.

2 pensieri su “spazio 1999

  1. Attenzione che su Marte ci saranno i fascisti, guidati da Guzzanti, che tenteranno di reprimere la vostra presunta superiorità morale ed estetica facendovi ingurgitare del sano olio di ricino.
    Operazione peraltro difficoltosissima vista l’assenza di gravità.

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