quattro stagioni (rossa)

memorie di un’estetista

Poi arriva il giorno in cui sei costretto a darti una rassettata alle sopracciglia a causa di quei peli anomali che si ergono dal resto dell’arcata che sovrasta le palpebre in pieno spirito (tardo-)anarcoide di almeno due dita, proprio mentre poco prima consideravi con soddisfazione il piacere di immedesimarti ancora con un passaggio di una canzone tratta da “17 Re”. Ma il giocattolo, come vedi, si è rotto, e il gap anagrafico tra il dentro e fuori diventa incolmabile, complice anche l’illuminazione del bagno della casa in cui sei ospite che è diversa da quella solita con cui ammiri la tua età allegorica ogni mattina. Se bastava cambiare l’angolo di incidenza delle lampadine bastava dirlo subito e uno non si faceva tutti quei piani sul futuro.

Comunque è bene sapere che non c’è un servizio assistenza o una bottega aggiusta-tutto a cui portare la tua vita per fare il tagliando, perché se hai già superato la soglia della revisione con cadenza biennale, non è ancora stato inventato un espediente per indurti a considerare una frequenza sempre più ravvicinata di controllo come monito che sei sempre più da buttare via, in un mondo in cui l’innovazione a basso costo impone di stare al passo ma solo per convenzione. In realtà l’economia funziona in modo diverso e noi certo non saremo come i vecchi che ci hanno preceduto, in pensione da quarant’anni e a quarant’anni, con un potere d’acquisto che noi che sgobberemo senza nessuna garanzia fino agli ottanta ce lo possiamo scordare. Tanto meno esiste un alter-ego di cortesia come le Punto che ti mettono a disposizione quando ti rivolgi a uno di quei service di meccanici carrozzieri elettrauto a 360 gradi che ti igienizzano pure gli interni nemmeno aveste tutti la macchina come la mia.

Quindi? Ah be’, i casi sono due. O fai la tessera per essere ammesso nel club dei pittoreschi, quelli che guidano berline d’epoca ai raduni per fanatici in cui l’età non conta perché è il contesto stesso ad essere fuori da ogni tempo. Trovi i ragazzotti di provincia con la bianchina di papà e i papà con la millecento del nonno e i nonni con la topolino dei bisnonni e così via. L’alternativa è fare lo sportivone fino a quando il fisico te lo permette e portare la moglie imbiancata e il cane sul camper fino alle piazzole vacanza raggiungibili al limite del teletrasporto. Darti alla montagna, per esempio, che tanto poi altro non è che una interminabile quanto soddisfacente alternanza tra sentieri impervi lungo i quali è d’obbligo salutare tutti e piatti sugnosi di specialità locali, da consumare facendo finta di esserseli meritati. L’inganno che camminare in quota con la camicia a scacchi mette appetito. Mentiamo sapendo di mentire.

Se hai problemi di colesterolo e uova, wurstel, patate saltate e birra sono agli antipodi della tua dieta, ci sono però un paio di possibilità, sempre che tu voglia risparmiarti a un sereno declino verso il parcheggio a pagamento che la società riserva agli improduttivi ipertesi, talvolta incontinenti che è comunque un lusso rispetto a non starci più con la memoria ed esprimerti a versi. Puoi fare quello un po’ tocco, che se sei povero al massimo dai spettacolo alle comunioni dei tuoi nipoti ma se sei ricco finisci a organizzare festini scollacciati con travestiti brasiliani e igieniste dentali nella taverna della tua villetta a schiera ad Arcore. Oppure ti resta solo una possibilità per superare ogni ostacolo e trovare la sintesi, ed è diventare un anziano tedesco.

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