alcuni aneddoti dal futuro degli altri

alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 04.07.13

lastampa.it, “Finisce alla Sony l’Italia rock Anni 70”: La multinazionale giapponese annuncia l’acquisto del catalogo della Cramps Records, «casa» del primo Finardi, Area e Skiantos.

The post internazionale, “La generazione vendita”: I rocker di una volta erano ribelli minacciosi. Ora invece il profilo di questa nuova cultura è più basso, auto-ironico, amichevole, eco-friendly. Quando i Vampire Weekend sono stati intervistati a “The Colbert Report” per la presentazione dell’album “Contra”, gli è stato chiesto, a proposito del titolo, a cosa si opponesse il gruppo. “Alla chiusura mentale”, risposero.

squonk, “Comfortably numb”: Non ricordo bene quando ho iniziato. So che a un certo punto ho iniziato a togliere, a levare: prima sono stati i talk show politici, tutti. Via Floris e Formigli e Santoro e tutti gli altri. Poi quasi tutta l’informazione, perché alle nove di sera di notizie rilevanti che non conosci ci sono solo le breaking news. Poi, ad esempio, Fazio, perché al terzo giro non esiste un ospite che sia uno che valga la pena ascoltare per l’ennesima volta (faccio un’eccezione per D’Alema, che è il mio personale equivalente televisivo di Dark Side of the Moon).

minnelisapolis, “mistaken for strangers”: Sono rimasti i The National, ho acquistato High Violet fin da subito nel periodo americano ed è rimasto mio, quel fastidio come di stare sempre intrappolata nei cieli blu di una città statunitense, la grande mela ti dicono i The National, con la faccia all’insù che intorno è grigia e sopra azzurra ma per il chiarore devi avere il mal di collo. Il fastidioso piacere.

Nuovo e Utile, “Innovazione italiana: ha un’anima e mille facce. Le manca una parola”: Avrei avuto altro da fare – e infatti l’ho pagata con un discreto lavoro notturno su una relazione di cui vi darò conto a breve – ma ieri pomeriggio ho passato un paio d’ore in Triennale per la presentazione di Cambiamo tutto!, il libro di Riccardo Luna.

Rivista Studio, “Puu-tii-uiit?”: Matthew Herbert è un musicista britannico che ha da tempo rifiutato qualsiasi approccio “robotico” alla musica bandendo dalla sua produzione artistica l’utilizzo di sintetizzatori, pre-set, strumenti musicali “classici” e sintetizzatori. Nel corso della sua carriera ha quindi optato per la registrazione e il campionamento di suoni naturali. Come si legge nel manifesto che scrisse nel 2000, «ogni campionamento di musica altrui è altamente proibito» e gli unici suoni utilizzabili sono quelli “inediti”, esistenti in natura ma mai utilizzati per creare musica.

Pendolante, “Città raccontate: Modena n. 3 (Città sulle acque)”: Non che i ratti siano prerogativa modenese, ma certo qui hanno vita facile, considerando che possono godere di un intero mondo sotterraneo fatto di canali interrati, anzi, voltati, con volte ad arco a tutto sesto in mattoni, di cui rimane memoria nei nomi ereditati delle strade sovrastanti.

La Privata Repubblica , “Mi Sono Svegliato Ed Ero Un ‘Buongiorno’ Di Gramellini”: Non stavo sognando. Ero nella mia camera, una squallida camera in affitto non pulita da almeno 14 mesi. Sopra al tavolo, sul quale erano sparpagliate lattine di cedrata e kleenex usati, stava appesa un’illustrazione che mi avevano regalato a Che Tempo Che Fa. Rappresentava un laido Fabio Fazio mentre infilava l’avambraccio nel culo di una signora con un cappello e un boa di pelliccia, che stava seduta, ben ritta, con un’espressione oltremodo compunta. Doveva essere Filippa Lagerbäck. O forse era solo la mia immaginazione.

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