quattro stagioni (rossa)

ci sarà una storia d’amore ed un mondo migliore

Leggevo non ricordo dove proprio a proposito di Albano e Romina che si sono ritrovati insieme sullo stesso palco e contemporaneamente non so bene in quale punto del globo, probabilmente in uno di quei posti dell’est dove i ricchi chiamano gli U2 a suonare alle feste di compleanno dei loro figli o le americanate del calibro di Beyoncè all’addio al celibato che comunque c’è da divertirsi. In Russia, dico. E forse la trovata di ricreare la magia di Felicità a distanza di boh, trent’anni? può essere il frutto di qualche magnate del gas oramai avanti con l’età e saziato di ogni sete di potere, di quelli impallati con la melodia italiana che ai tempi dell’Unione Sovietica distribuivano illegalmente materiale propagandistico con nastri magnetici riproducenti i migliori successi di Toto Cutugno e ora, al momento di tirare le somme di una vita all’insegna del caviale e dello champagne, si rendono conto che tutto sommato gli anni della guerra fredda e dei grandi complotti interni al PCUS non erano poi così male, se i coniugi Carrisi contribuivano a rallegrare con il loro sole, la loro terra, il loro senso della famiglia. Ci siamo capiti, vero?

E comunque il fatto che certe celebrità di allora non ci siano più per ovvi motivi anagrafici, be’ devo dire che in fondo non è che mi metta di buon umore. O non mi direte che vi piace un mondo senza la sicurezza che vi davano personaggi come Mino Reitano o Little Tony? Comunque mi fa piacere sapere di non essere il solo che in certi giorni d’estate vive questi jet lag temporali perché so che chiunque di voi sintonizzando la tele inondata dalla iridescenza canicolare della luce fuori, a stento discriminata da una selezione all’ingresso nelle vostre case inadeguata al tripudio estivo esploso tutto d’un tratto, subisce questo genere di disconnessione emotiva dovuta alla replica di programmi o frammenti di essi che già erano vecchi quando erano nuovi. E i Giancattivi ai tempi dei social network o Carosone che vuol fare l’americano nell’era post undici settembre, in una gamma di colorazione che va dal bianco e nero in hd a quella tavolozza di tonalità tutte mescolate che era l’alba della modernità televisiva, ai tempi in cui Tardelli con la maglia della nazionale correva per il campo verde lasciando una scia di azzurro che magari nessuno ha notato la sera della finale con la Germania ma oggi, 31 anni dopo, conosciamo la sua smorfia a memoria e ci concediamo il lusso di notare i particolari accessori.

Quindi non so voi, ma se siete pronti come me a gettare al macero i diari scolastici delle medie perché finalmente, passato il periodo a rischio nostalgia canaglia – ecco perché questo post è partito da loro – ci si può finalmente vergognare pubblicamente delle poesie scritte a tredici anni, farei volentieri a meno anche di tutto quello che mi ricorda l’establishment culturale di una società che ha cambiato canale da un pezzo. C’era in rete, qualche giorno fa e magari poi ve la cerco, una foto dei Depeche Mode anziani quanto solo loro possono esserlo adesso, in cui ognuno di loro mostra al fotografo e a chi vedrà l’immagine scattata un cartello su cui campeggia un pezzo di frase che se la leggi tutta insieme dice che il noto trio non eseguirà canzoni antecedenti al 1986 nel tour che sta per toccare anche l’Italia. Ecco, della nostra vita in bianco e nero ci sono dei momenti in cui già sei depresso per il caldo che ne faresti volentieri a meno, e al massimo riavvi il nastro fino al 2000 e rotti, che tanto andare prima non serve a nulla, almeno fino quando fuori farà buio presto e ci si potrà finalmente deprimere con qualcosa in cui magari, davvero, non ci riconosciamo proprio più ma almeno sarà contestualizzato.

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