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un futuro in portineria

Se questa è una specie di seconda casa ma di quelle come ci sono solo nel mondo dei blog in cui non esistono le tasse e uno può possederne quante ne vuole a maggior ragione che sono gratis, ho pensato che fosse giusto darvi un aggiornamento su alcune vicende che riguardano la mia prima casa, quella su cui invece pago IMU e TARSU. E ci ho pensato ieri pomeriggio in seguito a un malfunzionamento dell’ascensore, al mio piano schiacci un pulsante e quello chiude le porte ma non si muove da lì. Allora ti conviene scendere al livello inferiore, chiamarlo, lui arriva, tu sali, premi il tasto relativo al piano a cui ti vuoi recare e il gioco è fatto.

Così è stato, e scendendo ho notato che il mio vicino del primo piano, quello che aveva un orribile zerbino con il disegno di un segnale stradale di divieto corredato da un didascalico quanto inequivocabile monito “vietato l’accesso ai rompiscatole” ora lo ha sostituito con un modello molto più accogliente. C’è scritto welcome per chi arriva e goodbye per chi se ne va, e vi confesso che si tratta di uno zerbino molto più adeguato alla famiglia che vive lì, dato che organizzano continuamente cene molto vivaci per amici e conoscenti, come raccontavo qui. La prima cosa che ho pensato è che magari hanno letto proprio il mio post in cui mi lamentavo di un messaggio così sulle difensive, o forse semplicemente hanno capito che non fa per loro. Meglio così.

Anche la famiglia di urlatori che abita di fronte sembra aver cambiato marcia. Sono tutti meno agguerriti gli uni verso gli altri, le figlie forse hanno superato la fase più delicata dell’adolescenza e sono meno in conflitto con la madre, anche se a dir la verità non ho più sentito la voce del padre. Ciò mi ha fatto pensare che invece fosse lui l’elemento di disturbo, e la possibilità che si sia allontanato di casa abbia migliorato le cose. Sta di fatto che gli episodi di tempesta che ci turbavano a tal punto da temere che prima o poi qualcuno scaraventasse qualcun altro giù dal balcone sembrano essere finiti. In compenso la madre, che sembrava la più fuori di melone di tutti, la sentiamo spesso cantare canzoni italiane di successo ad alta voce senza base musicale sotto ma con una certa precisione, come se seguisse una traccia di riferimento in cuffia probabilmente mentre sbriga le faccende domestiche.

La vicenda di Iacopo, invece, si è ancora più esacerbata. Il padre ha lasciato la casa e si è trasferito altrove, ma continua a mantenere la sua relazione con la ex dirimpettaia che invece continua a vivere qui, questo genera situazioni imbarazzanti in cui lui passa a prendere la sua attuale partner ma non vuole più incontrare i figli avuti con la sua ex moglie. Lo so, non c’è bisogno di aggiungere altro, mettendo insieme i particolari potremmo fare un blog solo su questo argomento. Anzi, potrebbe essere un’idea.

Dulcis in fundo, anche la famiglia all’angolo della strada che metteva le bottiglie da un litro e mezzo di plastica piene d’acqua lungo il marciapiede per non so quale teoria cospiratrice, si diceva a proposito dei cani che vedono nelle varie Rocchetta o San Benedetto gli acerrimi nemici delle loro funzioni corporali liquide, un’installazione pionieristica rispetto alle numerose credenze che la subcultura pentastellare ha di recente portato alla ribalta, be’ sarete lieti di sapere che la famiglia in questione ha desistito, si è illuminata oppure semplicemente ha subito le pressioni di qualche autorità locale preposta al decoro urbano e le ha rimosse tutte. Ora la via è brutta in sé, senza l’aggravante degli strumenti artigianali anti-piscio. Come a dire, tutto è bene quel che finisce.

7 pensieri su “un futuro in portineria

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