Spazio Pour Parler

dovreste fare meno baccano, vi si sente da qui

Se pensate che la risposta sia davvero quarantadue avete preso una cantonata o siete ingrassati ed è il caso di passare alla taglia successiva. C’è invece un valore tendente allo zero per il quale è tutto riconducibile a una proiezione della nostra chiamiamola immaginazione ma non è proprio questo che intendo, bensì qualcosa di più complesso. Tanto per iniziare, tutti voi là fuori non esistete ma sono io che ho dato il via a questo diversivo per cui scrivo baggianate e migliora il page ranking di questo blog sui motori di ricerca perché mi sono inventato un nutrito gruppo di lettori che recepiscono messaggi più o meno plausibili. Come so benissimo che altrove, non necessariamente più distante da me di questa tastiera qwerty, ci sono altre forme di vita che fanno lo stesso, e spero vivamente in questi mondi individuali così difficili da immaginare da terzi non siano stati predisposti massacri e guerre civili in medio oriente perché davvero non se vede l’utilità. Voglio dire, se occorrono grandi eventi epocali per disinnescare trame di sottomissione, cecità civile e indigenza sociopolitica perché non pensare a cose applicabili alla materia inanimata. Che so, un elettrone impazzito, una canzone di successo in quattro quarti o una palla da tennis che vola fuori da un campo in erba sintetica e va a colpire una scheggia di meteorite diretta su un assembramento di turisti cinesi deviandone la pericolosa traettoria su una Smart parcheggiata perpendicolarmente al marciapiede ma, comunque, vuota. Non si spiegherebbe infatti la continua volontà inconscia di sostare nei pressi di esseri umani che più o meno fanno le stesse cose, magari con diverso e opposto orientamento elettorale ma uniti da un unico destino e con le stesso tipo di scarpe sportive che altrove utilizzano solo quelli che giocano i tornei di calcio a cinque. E io vedo tutto questo da un angolo privilegiato che è anzi è una specie di cornice dalla forma romboidale formata dall’incavo del mio braccio ripiegato sulla mia testa, con una narice che poggia su un telo da mare colorato color telo da mare da cui entra odore di salsedine e iodio in quantità industriale. L’altra narice che vicina al braccio si bea dell’odore della pelle abbronzata che è illusorio quanto un ghiacciolo quando si ha sete. In mezzo i colori che uno si immagina abbia l’estate mediterranea che è diversa da quella sull’Atlantico o sul Mare del Nord anche se non li ho mai visti se non in un paio di romanzi che ho appena terminato, o nell’Egitto di cui parlano tutti e se altrove dicono esserci migliaia di morti e gente che spara non so, ripeto, devo aver introdotto questa variante di terrore ma come una eco, forse addirittura un’interferenza da una trasmissione cerebrale di qualcuno qui nei pressi con tanto di reazione chimica ad aroma di diavolina e Autan.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *