alti e bassi di fedeltà sonora

belli e d’annata

Lo strano caso del novantaseienne che ha commosso il web con una canzone d’amore composta per la moglie scomparsa mette il tempo dalla vostra parte, cari amici che con oltre cinquanta inverni sul groppone continuate a postare quotidianamente sui socialini mainstream le vostre canzoncine con lo stesso spirito di quando le strimpellavamo insieme al ritmo della sala prove. Ciò significa che sono io quello in difetto, che stavo per dedicarvi l’ennesima invettiva brontolona giacché ogni mattina corredate il vostro saluto duepuntozero con uno dei tre barra quattro pezzi del vostro repertorio più attuale, che per motivi anagrafici risulta sempre meno zompettante e con toni tendenti a una mestizia geriatrica che capisco, visto che anche io, che faccio la stessa cosa con questa specie di rubrica egoriferita, ne sono nel bel mezzo. Un punto per voi e l’ennesimo smacco nei miei confronti. Ma come darvi torto? Sarebbe interessante d’altronde mettere a punto una volta per tutte questo benedetto sistema in grado di rilevare la ragione di una persona o la percentuale di essa rispetto a un contendente. Certo, realizzare un software o un’app di questo tipo è impossibile, direte voi – anche se è bene non dimenticare che nei blog può davvero succedere di tutto – ma la difficoltà principale consisterebbe nell’impostare i parametri e gli algoritmi su cui far funzionare il sistema in quanto comunque i principi dovrebbero essere pensati e immessi da un essere umano e allora saremmo daccapo perché subentrerebbero le annose questioni sulla giustizia, l’interpretazione dei fatti, i valori morali in base ai quali si spiegano e si tramandano le cose e via così. Ditemi quindi se lo fate per racimolare ancora un po’ di figa contatti femminili o, come il virtuoso Fred Stobaugh, provate tutte quelle cose lì, altrettanto profonde. Ma visto che oggi mi sento vittima di vittimismo estremo, ve la dò vinta, tanto io ragione non ce l’ho mai. Così, a prescindere.

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